20 aprile 2012

SCOPERTO CON LA MOGLIE DELL’AMICO SCAPPA SUL TETTO

ZERO BRANCO – La tipica scena da film: il marito che torna a casa mentre
la moglie è a letto con l'amico, che quindi scappa sul tetto seminudo
per non farsi trovare. In questo caso, però, il marito tradito l'ha
scoperto e da lì si sono definitivamente incrinati i rapporti.

La storia vede contrapposti due imprenditori edili di 45 anni, ora
entrambi denunciati per ricettazione, in quanto nel capannone che
condividevano per le loro attività è stata ritrovata una smerigliatrice
rubata. La levigatrice era stata rubata ad un negoziante di Scorzè.

Negoziante cui era arrivata a casa una lettera in cui gli si diceva che
la levigatrice era proprio in quel capannone. A recapitarla sarebbe
stato lo stesso "amico traditore", senza rendersi conto, però, che in
questo modo avrebbe inguaiato pure se stesso.

Il commerciante di Scorzè ha avvertito i carabinieri, che arrivati nel
capannone, appunto utilizzato da entrambi, e trovata la levigatrice
hanno formalizzato la denuncia per ricettazione nei confronti di tutti e
due.

Licenziato dall'azienda: vende casa, apre una ditta tutta sua e assume gli ex colleghi

PADOVA - Non si è arresto davanti al licenziamento ma si è rimboccato le
maniche e ha ricominciato da capo: prima la vendita della sua casa, poi
l'avvio di una nuova attività, la Omp Fili, con tanto di assunzione di
alcuni ex colleghi che, come lui, erano stati lasciati a casa. È una
storia di riscatto quella di Cristian Stangalini, ex direttore dello
stabilimento della Metal Welding Wire di Corezzola (Padova),
specializzata nella lavorazione del ferro.

Due anni fa Cristian, insieme a 42 fra operai e impiegati, è stato
lasciato a casa. Stangalini non si è dato per vinto: ha messo in vendita
la casa e con il ricavato ha affittato un capannone ad Arzegrande e i
macchinari per avviare una nuova attività, la Omp Fili. Con le commesse
sono arrivate anche le assunzioni per alcuni ex dipendenti. «Lavoriamo
sette giorni su sette, a ciclo continuo - racconta - . A gennaio abbiamo
fatturato 190mila euro, a marzo siamo arrivati a oltre 400mila».

Unico neo di questa favola a lieto fine il rapporto con il sistema del
credito. «Pensavo che di fronte al mio progetto, che prevedeva di
tornare a dare lavoro - accusa - ci fosse il favore delle banche del
territorio. Invece appena sentivano parlare di azienda "start up"
saltava tutto».

Furto hard: centinaia di reggiseni, slip e guêpière rubati da un negozio di intimo

VICENZA - Centinaia di reggiseni, assieme a slip e guêpière, per un
valore di oltre 30mila euro, sono stati rubati la notte scorsa da un
negozio di abbigliamento intimo di Thiene (Vicenza). I ladri, usando un
suv come un ariete, hanno sfondato una delle vetrine della boutique e
poi hanno fatto man bassa della merce immagazzinata.

Si tratta quasi sicuramente di un colpo su commissione, messo a segno da
malviventi organizzati per questo tipo di furti: durante il raid i ladri
hanno infatti bloccato con sbarre di ferro le porte d'ingresso di due
condomini a fianco dell'entrata principale del negozio, che si trova
all'interno di una galleria, per impedire che qualcuno potesse scendere
e dare l'allarme. Le indagini sul fatto sono svolte dai carabinieri di
Thiene.

16 aprile 2012

ROMA, RISSA FRA DONNE PER LE "CORNA":,MOGLIE, AMANTE E FIGLIA IN OSPEDALE

ROMA - Rissa in rosa a Roma, per una «questioni di corna». La lite è scoppiata in strada dopo che una donna ha sorpreso suo marito con l'amante e sua figlia nell'auto dell'uomo. Ad affrontarsi inizialmente sono state le due donne, sui 40 anni. Poi sono intervenute per i rinforzi le tre figlie 20/enni delle due 'contendentì. L'episodio è accaduto in via della Muratella. Ad attirare l'attenzione di una pattuglia della polizia municipale sono state le urla. Amante, moglie e rispettivefiglie sono rimaste lievemente ferite. Le due mamme, denunciate per rissa, sono state trasportate in due diverse ambulanze e in due ospedali diversi, una al Forlanini, l'altra al San Camillo, per medicare le ferite. Lo scopo era evitare che riscoppiasse la lite tra le barelle.

15 aprile 2012

Anziana prodigiosa: a 97 anni le rispuntano i denti

È proprio vero che da vecchi si torna bambini. Alla veneranda età di 97 anni, che compie giusto oggi, a Elena Novello sono spuntati i denti. Inizialmente uno, poi il secondo, quindi un terzo e un quarto, tutti sulla parte inferiore. Infine è nato anche il quinto, in alto. In un primo momento la nipote Elda Bruseghin stentava a crederci. Anche perché zia Elena aveva perso l’intera dentatura molti anni fa.

Elda si è pure rivolta a dei medici che, nel corso di questi ultimi mesi, hanno seguito la zia sia a casa che in ospedale, ma nessuno ha saputo darle una spiegazione scientifica.

Elena Novello vive nel Padovano, a San Giorgio delle Pertiche. L’anomala nascita dei denti, che sembrano proprio quelli da latte, è iniziata alcuni mesi fa. «L’anno scorso, in primavera, zia Elena si è ammalata seriamente», racconta la nipote Elda, «ed è stata ricoverata parecchio tempo. Quando è tornata a casa, non mangiava più. Così abbiamo cominciato a nutrirla con degli omogeneizzati. Sai mai se quei barattolini contengono troppe vitamine per la sua età?» si domanda la donna. «Ci è venuto questo sospetto».

Elena Novello, che non è in buonissime condizioni di salute, ha reagito con un po’ di fastidio alla novità. Ma certo non è il caso di ricorrere al dentista per l’estrazione. Incredulo anche un noto dentista padovano, Gianfranco Bruni, interpellato per un commento sulla vicenda. «Sono sorpreso» ammette Bruni esaminando le immagini di Elena Novello. «Non ho mai letto ne ho conoscenza di un fenomeno del genere. Basandomi sulla foto, dubito che possa trattarsi di estrazioni non corrette. Secondo me si tratta di denti veri, non di radici. Lo si evince già dal colore».

Quelli che sono spuntati alla novantasettenne sarebbero denticoli, dei germi soprannumerari. Potrebbero essere rimasti latenti per molto tempo e solo ora avrebbero trovato le condizioni per uscire.

«Evidentemente erano presenti nella mandibola, non possono essere spuntati dal nulla», conclude Bruni. «Lo smalto è bello bianco e se c’è lo smalto vuol dire che c’è una corona, quindi una radice. Il trofismo osseo sembra buono, da quel che si vede, bisognerebbe indagare meglio su questa stranezza per capirne di più. Ma gli omogeneizzati non c’entrano, sarebbero usciti lo stesso». Se qualche specialista volesse approfondire studiando il caso, la famiglia è disponibile.

14 aprile 2012

Sbatte contro la porta a vetri Scappa per la vergogna rapinatore maldestro

MILANO - Sarà diventato rosso dalla vergogna. Ma il volto era coperto
dal passamontagna. Venerdì pomeriggio un rapinatore (maldestro) ha
tentato una rapina in un farmacia di Milano, in via Civitali (zona sud
della città). Il bandito, con il volto coperto e in testa un cappellino
con la visiera, ha tentato di mettere a segno il colpo con convinzione:
ha mirato alla porta in vetro della farmacia, ha preso una lunga
rincorsa ma ha sbattuto contro la porta automatica trasparente che non
si è aperta. Oltre al dolore, avrà provato un grande vergogna. Tanta da
farlo scappare. Il farmacista, ha avvertito la polizia. Ha spiegato agli
agenti che per entrare è necessario citofonare, semplice. Evidentemente
il ladro maldestro non lo sapeva.

Sorpassa una Lamborghini e si ritrova a processo per violenza

Supera in autostrada, in A27, una Lamborghini costringendola a frenare e
a sterzare. Un sorpasso un po' azzardato, probabilmente. Certo è che la
conducente della Peugeot, una giovane donna di 35 anni, mai avrebbe
pensato di finire addirittura a processo per quella manovra. L'accusa?
Violenza privata: il reato previsto a carico di chi costringe qualcun
altro a fare qualcosa. In questo caso la giovane conducente, secondo
l'accusa, aveva costretto la Lamborghini nientemeno che a frenare. Lesa
maestà nei confronti della «regina» delle auto? Questo deve aver pensato
il proprietario del bolide, un medico di 59 anni in pensione originario
di Mestre e attualmente residente a Cortina, C.V. le sue iniziali. Che
dopo aver intercettato la conducente al casello di Treviso nord, le ha
contestato la manovra. Una contestazione tutt'altro che pacifica, visiti
i risultati: l'uomo ha infatti denunciato la trentacinquenne trevigiana,
C.M., alla magistratura, accusandola appunto di violenza privata.
L'altra mattina in tribunale a Treviso, davanti al giudice Angelo
Mascolo, si è tenuto il processo. La donna si è seduta sul banco degli
imputati e tutto è sembrata tranne che una «violenta» al volante. La
signora, come ha spiegato il suo legale, l'avvocato Stefano Pietrobon,
ha chiuso forse un po' troppo al momento di sorpassare e probabilmente è
rientrata troppo presto in corsia tagliando la strada alla Lamborghini.
Ma, manovre di questo tipo, ha precisato ancora il legale, sono frutto
di una sola cosa: l'imbranataggine. Altro che violenza privata. Insomma
non c'è stata volontà da parte della consulente della Peugeot di
costringere la Lamborghini a frenare, men che meno a sterzare. Una tesi
che ha convinto il giudice Mascolo il quale ha assolto la signora perché
«il fatto non costituisce reato». Costringere una Lamborgini a
rallentare, grazieadio, non è ancora questione penale.

13 aprile 2012

Sesso appartati in auto Maxi multa da 11.250 euro

Li hanno sorpresi proprio sul più bello: entrambi nudi, lui e lei, sul
sedile del passeggero della Golf trasformata in alcova. Prima
l'imbarazzo, poi le imprecazione, infine documenti, identificazione,
denuncia. Ora arriva anche il conto salatissimo della giustizia: lui,
trevigiano, 42 anni, pur di non macchiarsi la fedina penale con una
condanna a un mese e 15 giorni per atti osceni in luogo pubblico, ha
deciso di convertire la pena in pecuniaria. Ed è stata una mazzata:
11.250 euro. Alla faccia del sesso a pagamento.

La coppia è stata sorpresa da una pattuglia in via Marocchesa, a Mogliano.

6 aprile 2012

PERDONO I SOLDI PER STRADA DOPO LA RAPINA: PASSANTI SCATENATI

RAVENNA - Una rapina con parte del bottino che durante la fuga si è smarrito per le strade del centro e i passanti che si sono lanciati per recuperare le banconote svolazzanti. È quanto, secondo diversi testimoni, è accaduto a Ravenna dove alla filiale della banca dei Monte dei Paschi di Siena - che si trova nella centralissima via Gardini - verso le 11.30 due malviventi con il volto parzialmente coperto si sono fatti consegnare un bottino non ancora quantificato (ammonterebbe a poco meno di 10.000 euro) e poi sono fuggiti in a bordo di uno scooter risultato rubato a Bologna. Non è chiaro se i due fossero armati. In ogni modo nella vicina via Guidone parte della refurtiva è caduta per strada. I due sono allora tornati indietro, ma solo per recuperare un cappellino che era caduto con il bottino. E poi hanno continuato la fuga. Intanto alcuni passanti hanno recuperato le banconote, tutte di piccolo taglio. Non si sa quante di queste siano state restituite alla banca: in tarda mattinata lo aveva fatto solo una signora che aveva recuperato una ventina di euro. Sul fronte delle indagini, i filmati del circuito di videosorveglianza della banca sono già stati acquisiti dall' apposita sezione della squadra Mobile di Polizia.
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5 aprile 2012

Finge un sequestro per poter organizzare un orgia con la moglie


Secondo la versione del trentaduenne Geries Fakhoury di Orland Park, Illinois, un uomo ed una donna (identificati poi come Thomas Chatham e Shina Tousant,) avrebbero fatto irruzione in casa sua, minacciandolo con un cacciavite , costringendolo poi a prelevare 800 dollari da uno sportello bancomat, poi l’avrebbero riportato a casa, gli avrebbero fatto fumare del crack e poi costretto a svegliare la moglie, con l’intenzione di fare sesso con lei.
La donna però, si è allarmata (comprensibilmente, ci sembra…) quando si è svegliata ed ha visto, oltre al marito, uno sconosciuto in mutande nella camera da letto. Ha minacciato di chiamare la polizia, ma il marito glie lo ha impedito, sostenendo di essere minacciato. La donna però ha finto un malore e ha mandato in bianco i due uomini.
Solo dopo che Chatham e la Tousant se ne sono andati, la donna ha chiamato la polizia. Sulle prime, Fakhoury ha confermato nuovamente la sua versione del sequestro e della rapina ma, sotto la pressione degli agenti (che non erano convinti della storia), ha poi ammesso che era lui l’organizzatore di tutto, e lo scopo era organizzare una sessione di sesso a quattro con la partecipazione anche della sua ignara moglie: gli 800 dollari, inoltre, non erano stati rapinati, ma erano il compenso che aveva offerto a Chatham e la Tousant per l’orgia.
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25 febbraio 2012

Raggirato su Facebook: la casa si riempe di zingari

Conosce una ragazza su Facebook e inizia con lei una relazione virtuale.
Che, piano piano, si trasforma in qualcosa di più concreto al punto che
i due si danno appuntamento e si incontrano.
In quell'occasione lei gli spiega di avere problemi con l'affitto di
casa e lui si offre di ospitarla temporaneamente.
Risultato? La ragazza arriva prima con un bimbo di pochi mesi, poi con
un ragazzo che presenta come suo fratello e infine con l'intera sua
famiglia.
Una famiglia di nomadi che spodesta l'uomo dalla sua abitazione e
comincia anche a chiedergli soldi, stando almeno alle accuse della Procura.
L'altra mattina davanti al giudice dell'udienza preliminare Silvio Maras
sono comparsi la giovane, Giada Ciarelli di 21 anni e il suo presunto
fratello, Roberto Durdevich di 24 anni, che in realtà è risultato essere
il marito.
L'accusa per entrambi, difesi rispettivamente dagli avvocati Fabio
Venturino e Maurizio Curini, è di circonvenzione d'incapace e di tentata
estorsione.
Secondo gli investigatori Z.L. di 38 anni soffre di un lieve disturbo
mentale: una situazione che avrebbe permesso al «clan» della ragazza di
raggirarlo imponendosi nella sua casa e chiedendogli addirittura del denaro.
Giada Ciarelli, sostiene l'accusa, avrebbe agganciato l'uomo la scorsa
estate contattandolo via Facebook. Tra i due sarebbe nata così una
relazione virtuale che avrebbe portato anche ad un incontro. «Ho
problemi con l'affitto, in questo momento non so dove andare», avrebbe
spiegato la giovane a Z.L. L'uomo, per tutta risposta, le avrebbe
offerto temporanea ospitalità a casa sua. La ragazza si è presentata con
un bimbo di pochi mesi e Z.L., naturalmente, li ha accolti entrambi.
Ma non è finita qui: qualche giorno dopo è arrivato anche un giovane,
Roberto Durdevich, presentato da Giada Ciarelli come suo fratello ma
risultato appunto essere il marito. E poi, alla spicciolata, hanno preso
possesso della casa altri familiari della giovane: 5, a volte 6 persone.
In breve: Z.L. si è trovato in casa un'intera famiglia.
E i rapporti si sono fatti difficili quando Durdevich ha contestato a
Z.L. di aver avuto un rapporto sessuale con la giovane e ha cominciato a
chiedere i soldi per mantenere l'eventuale prole che da quella relazione
sarebbe nata. Z.L. ha trovato infine la forza di reagire e chiedere
aiuto ai vigili urbani di Preganziol:è scattata così la denuncia del
clan che giovedì mattina è comparso davanti al gup.

20 febbraio 2012

Sfascia un autovelox a colpi di bastone: era convinto di essere stato multato

TRENTO - Convinto di essere stato multato più volte per eccesso di
velocità, un automobilista ventisettenne di Tuenno (Trento), alterato
dall'alcol, ha distrutto a colpi di bastone un autovelox montato da poco
dal Comune, situato in val di Non.

Il giovane, sorpreso di notte dai carabinieri di Cles, è stato
denunciato per danneggiamento aggravato. Già due volte in passato era
stato denunciato per guida in stato di ebbrezza, e una volta condannato
dal Tribunale di Trento per lo stesso motivo.

Il nuovo autovelox, del tipo "Speed Check", era stato montato in via
Maistrelli, dove spesso gli automobilisti raggiungono velocità elevate,
fino a 120 all'ora. Ora, con l'apparecchio distrutto, il Comune di
Tuenno è intenzionato a costituirsi parte civile contro l'automobilista
e chiedere il risarcimento danni.

14 febbraio 2012

ACCUSATO DI STUPRO, SI DIFENDE: "HO IL PENE TROPPO PICCOLO"

BULAWAYO - Un uomo accusato di aver stuprato una ragazza si è difeso in
tribunale affermando, come alibi, di avere il pene troppo piccolo. E'
successo nello Zimbabwe, a Bulawayo: protagonista un 34enne, Joel
Ndebele, accusato nell'agosto dello scorso anno di aver violentato la
sua ex fidanzata.
L'uomo, in carcere per altri reati dal dicembre del 2010 e scarcerato ad
agosto, il 7 del mese andò a trovare la sua fidanzata, che nel frattempo
aveva una relazione con un altro uomo. Ndebele le chiese di andare a
casa sua per parlarne, ma davanti al rifiuto, aggredì sia il compagno
che la donna, portando la stessa nel suo appartamento, dove secondo
l'accusa la stuprò per due volte. All'indomani, la denuncia da parte
della vittima, e il processo è in corso. E proprio durante il processo
il 34enne ha stupito la giuria affermando di essere troppo poco "dotato"
per poter avere un rapporto sessuale completo. Il pubblico ministero ha
chiesto alla corte di far visitare l'imputato da alcuni medici per
"verificare" che la versione sia esatta. Nel frattempo il presunto
stupratore resta in carcere.

DISTRUGGONO L'AUTO DELLA RIVALE,13ENNI PREMIATI COL SESSO

LONDRA - Li ha voluti premiare per aver distrutto l'auto dell'amante del
fidanzato. Così Davina Travi, una 42enne madre di cinque figli della
contea inglese di Dorset, ha ben pensato di premiare due ragazzini di 13
e 14 anni con il sesso. L'accordo era chiaro: "Voi le distruggete la
Peugeot 306, io faccio sesso con voi a casa mia, servizio completo".
Questa la ricostruzione della corte, che ha disposto l'arresto della donna.
Del resto pare che alla signorina Davina non dispiacesse affatto
premiare i ragazzi, visto che sono seguite altre visite, dove oltre alle
coccole dispensava loro alcol e sigarette. Il tutto condito da ben 548
tra sms e chiamate altamente hot nel giro di una settimana, facilmente
rintracciabili dalla polizia.

Trova la casa dell'anziana madre invasa dagli amici ubriachi della badante

PADOVA - È convinta che la madre sia in buone mani. Poi la terribile
scoperta. Qualcuno ha abusato della fiducia della famiglia per
trasformare la casa di un'anziana signora in un ritrovo di sbandati. Una
sconcertante storia di degrado e microcriminalità emerge nel quartiere
Santa Rita dal racconto di Nadia Novello, figlia di Adriana Magnolato,
90 anni, residente in via Vergerio 23.

«Venerdì scorso alle 20.45 ho ricevuto la telefonata di un amico che si
trovava vicino a casa di mia madre - racconta ancora agitata Nadia
Novello - mi ha riferito che tre individui sospetti stavano andando a
trovare la badante di mia madre». La figlia, intuendo che qualcosa non
andava, da via Facciolati dove abita, si è recata prontamente a casa
della madre.

«Ho trovato mia madre a letto sedata, due uomini in cucina ubriachi
fradici e una donna, sempre moldava, in bagno seminuda. Ho urlato, ho
detto loro di andare via subito e questi sono scappati». È rimasta in
casa solo la badante, tale Liuba, 54 anni, che lavorava da Adriana
Magnolato da appena un mese e mezzo. «Le ho chiesto cosa stesse
accadendo e lei non è stata in grado di rispondermi. Allora ho chiamato
il 113 e prontamente una Volante è venuta a casa di mia madre. Hanno
interrogato Liuba, poi le ho detto di prendere tutta la sua roba e di
andarsene».

La badante aveva un corrispettivo di 844 euro al mese, più vitto e,
alloggio. Nadia Novello è sconcertata: «Mia madre, già malata, poteva
morire per la dose eccessiva di sonniferi che le hanno somministrato e
per lo spavento che ha dovuto patire venerdì sera. Già da giorni mi
diceva che non le piaceva la badante attuale, dovevo crederle subito».

Le indagini sono ora rivolte ad identificare i tre soggetti moldavi che
hanno gozzovigliato a casa dell'anziana signora. Secondo le prime
indiscrezioni, si muoverebbero nei paraggi. Sarebbero stati visti più
volte in zona in atteggiamenti poco edificanti. Nadia Novello: «Facevo
tutti i giorni la spesa, questa badante mi chiedeva sempre alimenti e
articoli per la casa in eccesso. Ora capisco dove finiva ciò che
compravo. Sono disgustata. E la cosa che più mi ha fatto male - ha
concluso - è vedere il degrado che questa gentaglia ha creato in poco
tempo nell'appartamento dove vive mia madre».

13 febbraio 2012

PRESTAZIONI IN CAMBIO DEL POSTO FISSO

Le offre un posto per 1.300 euro al mese e poi le chiede di andare a letto
colloquio124.jpg

TREVISO - Le offre 1.300 euro al mese e un posto fisso, le chiede che
studi ha fatto ma, poi, passa a domande piccanti, le chiede la misura di
reggiseno, come le piace fare sesso e di andare a letto con lui.

E' la storia di una 29enne alla ricerca di un posto di lavoro e
dell'ennesimo colloquio finito con una richiesta di andare a letto con
il manager in cambio di un posto fisso.

La denuncia pubblica di quanto accaduto la racconta la stessa giovane
sulle pagine del Gazzettino. Racconta di quel colloquio in cui aveva
riposto ogni speranza, un colloquio finito con una richiesta esplicita
di sesso. Una proposta a cui la ragazza ha detto di no. "Piuttosto che
cedere a queste richieste preferisco rimanere disoccupata" afferma.

11 febbraio 2012

Vendeva Ferrari, Audi e Maserati, ma tutte in nero: evasione fiscale milionaria

VENEZIA - Più di centocinquanta auto di grossa cilindrata vendute in tre
anni. Veri e propri bolidi da collezione: Ferrari, Bmv, Audi, Volvo e
anche Maserati. Ma la società era sconosciuta al Fisco: il titolare,
F.C. di 40 anni, risiede al Lido di Venezia e la sede della società era
nella sua abitazione privata, nella zona di San Nicolò.

Da qui partivano ordinativi per tutto il nord Italia, in particolare
nella zona del Trevigiano, prontamente soddisfatti. È quanto ha portato
alla ribalta la Brigata del Lido della Guardia di Finanza, comandata dal
luogotenente Luigi D'Aco. Nel triennio, dal 2006 al 2008, questa società
aveva fatto affari d'oro: oltre 6,1 milioni di euro di ricavi, suddivisi
in tre annualità, da cui è poi scaturita un'Iva dovuta, ma non versata,
per oltre due milioni di euro.

Nel primo anno erano stati dichiarati ricavi inferiori a quelli
effettivamente incassati, nei successivi due, la dichiarazione dei
redditi era stata completamente omessa. Tutto è stato scoperto
attraverso accertamenti bancari. I primi sospetti delle Fiamme gialle
erano scattati perchè la società risultava non più attiva ma sempre
formalmente esistente, con sede del titolare al Lido di Venezia.

F.C. non operava da solo, ma con il sostegno di altri due collaboratori,
attivi nella zona della Marca. Tutti e tre, pur con responsabilità e
ruoli diversi, sono stati denunciati, secondo le norme di polizia
tributaria, per dichiarazione dei redditi inferiore e poi completamente
omessa. Rischiano una pena fino ad un massimo di 5 anni di reclusione.
Dal punto di vista della sanzione economica è in arrivo una stangata da
4 a 8 milioni di euro.

7 febbraio 2012

La polizia lo chiama dopo una retata,e scopre che la moglie è una prostituta

TREVISO - L'unica fonte di guadagno è il mestiere della moglie,
diventata prostituta per necessità. Una situazione insostenibile per un
artigiano edile disoccupato, di Castelfranco (Treviso), che oggi ha
lanciato un appello ai microfoni di una tv regionale chiedendo un lavoro
per poter "salvare" la consorte.
«Aiutatemi a trovare un lavoro per togliere mia moglie dalla strada» ha
detto l'uomo, 44 anni, all'emittente Antenna Tre Nordest. Da un anno per
sbarcare il lunario la donna si prostituisce tra la strada Castellana e
il Vicentino. A lui aveva detto che aveva trovato un impiego, ma l'amara
verità il marito l'ha scoperta quando è stato chiamato una sera dalla
questura di Vicenza.
In una retata antilucciole avevano trovato anche sua moglie. «Non
trovavo lavoro - ha proseguito il racconto il 44enne - e lei mi ha
salvato durante un tentativo di suicidio. Pochi giorni dopo mi ha detto
di essere stata assunta come badante per dei turni notturni. Invece ho
scoperto che si prostituiva perché era finita in una retata delle forze
dell' ordine».
Eppure, ammette l'uomo, senza i soldi che la moglie mette insieme
vendendosi in strada la famiglia non avrebbe altro. «Sono disposto a
fare qualsiasi lavoro - ha concluso l'artigiano - ma finora le ditte a
cui mi sono rivolto mi hanno respinto, dicendo che a 44 anni sono troppo
vecchio, nonostante abbia un'esperienza di trent'anni nell'edilizia».

5 febbraio 2012

La Cina vieta l'imene artificiale Le promesse spose nel panico

Le autorità sospendono la vendita di una membrana che rilascia liquido
rosso al momento del rapporto simulando la verginità Le relazioni
matrimoniali non sono ben viste e allora tra le giovani cinesi sta
spopolando l'imene artificiale. Si tratta di una membrana gelatinosa che
rilascia del liquido rosso al momento del rapporto: in questo modo le
ragazze possono fingere la rottura dell'imene vero e 'garantendo' la
verginità della donna che pare l'uomo cinese pretenda ancora.
L'imene artificiale fino a qualche giorno fa si poteva acquistare
direttamente on line. Ma le autorità di Pechino lo hanno ritirato dal
mercato dopo che un team di esperti lo ha dichiarato pericoloso per il
fatto di contenere sostanze che possono causare serie infezioni. Sulla
confezione, c'è scritto che il prodotto non solo "ripristina il
divertimento nel matrimonio delle donne" ma anche che "previene
infezioni batteriche, elimina gli odori, promuove il metabolismo delle
donne, migliora la vita sessuale e migliora la qualità della vita
coniugale". La notizia del ritiro dal commercio dell'imene artificiciale
ha scatenato i commenti di protesta di molte ragazze che su internet
chiedono se si riesce a trovare il prodotto al mercato nero, bypassando
i divieti della vendita online. Fino ad ora veniva venduto sul portale
commerciale più famoso di Cina, Taobao, a 37 yuan, circa 4 euro, più
spese di spedizione.  

4 febbraio 2012

Per 15 anni ha incassato la pensione,della mamma morta: 1.100 euro al mese

BOLZANO - Ogni mese passava regolarmente in banca per incassare la
pensione della mamma, 1.100 euro al mese. Peccato che la donna fosse
morta da ben 15 anni. L'uomo ora dovrà rispondere di truffa aggravata e
continuata.

Il fatto è avvenuto a Bolzano. L'uomo si presentava con una carta
d'identità della madre, risultata poi scaduta, dicendo che l'anziana non
poteva presentarsi perché ricoverata in una casa di riposo in Austria.
Un controllo ha permesso di verificare che, in realtà, la donna era
morta già nel 1997.