14 novembre 2011

Torna a casa e trova i ladri: imprenditore li affronta e mette in fuga a suon di pugni

,Attimi di paura, poi la reazione del titolare di un'impresa di onoranza
funebri: «Ho agito d'istinto e ne ho picchiato uno»

PADOVA - Ha messo in fuga i ladri che gli stavano svaligiando la casa a
suon di pugni. Protagonista della vicenda Alessandro Rosina, titolare
dell'omonima impresa di onoranze funebri con sede a Salboro che, sabato
sera rientrando nella sua abitazione a Casalserugo si è trovato faccia a
faccia con i malviventi che avevano appena ripulito l'abitazione
attigua. La coppia di topi d'appartamento aveva preso di mira una
trifamiliare in via San Giacomo, una zona nuova del paese circondata
dalla campagna.

I malviventi, rompendo una finestra si sono introdotti al civico 15,
dove risiede la sorella di Rosina. Dopo aver messo a soqquadro
l'appartamento hanno arraffato una videocamera ed altri oggetti per un
valore di circa 3 mila euro. Un bottino che evidentemente non li ha
soddisfatti, hanno così forzato anche la finestra del numero 17 e sono
penetrati nell'abitazione. «Sono rientrato in casa passando dalla porta
principale invece che da quella posteriore - racconta Alessandro Rosina
- ho acceso la luce e mi sono tolto la giacca. In quel momento al piano
superiore ho sentito dei rumori e ho visto uno sconosciuto con un
passamontagna scendere di corsa le scale. Ho reagito d'istinto sono
partito con i pugni e l'ho picchiato, mi fanno ancora male le mani,
mettendolo a terra. Nella colluttazione sono anche riuscito a
strappargli il passamontagna, a quel punto però ho sentito un forte
colpo alle spalle. Era il complice che dall'esterno era entrato in casa
in difesa dell'altro ladro. Mi ha colpito alle spalle. Mi ha assalito la
paura e mi sono fermato perché non potevo sapere quante persone c'erano.
Il ladro ha approfittato per darsi alla fuga e i due sono scomparsi
verso i campi».

«Da me - termina Rosina - non ha fatto in tempo a rubare nulla, erano
entrati solo in camera e avevano disfatto solo il letto, forse cercavano
qualcosa sotto il materasso. Li ho sentiti parlare erano romeni o
moldavi, sicuramente una lingua dell'est». Nell'abitazione al numero 19
vive il fratello Simone. «Io sono arrivato che la colluttazione era
appena accaduta - spiega - non ho visto i ladri ma abbiamo recuperato la
refurtiva, era sparsa sul campo dietro la casa. Sono scappati in fretta
tenendo in mano quello che avevano rubato ma, dopo quello che era
successo, molto probabilmente hanno preferito abbandonarla». Sul posto è
arrivata una pattuglia dei carabinieri per i rilievi di rito.

GERMANIA: PENSIONE DI FAME, A 80 ANNI FA LA PROSTITUTA

Berlino
Per arrotondare la sua misera pensione di 225 euro al mese, una
tedesca di 80 anni si e' messa a fare la prostituta. Hilda Breer, di
origine argentina, che in gioventu' ebbe una certa notorieta' nel suo
Paese come attrice di telenovelas, spiega alla Bild di aver cominciato
due anni fa a dedicarsi alla prostituzione per riuscire a sopravvivere.
"Ho letto un annuncio di un club che cercava signore e mi sono
presentata", spiega Hilda, aggiungendo che "sono proprio gli uomini
giovani a cercare le donne mature. Nei bordelli non ci sono donne della
mia eta' e la maggior parte dei clienti era per fortuna molto gentile".
La nonnina spiega che il suo primo cliente e' stato un cacciatore di 43
anni, che per le sue prestazioni di un'ora ha pagato 140 euro, con il
proprietario del bordello che ne ha trattenuti 80, compresa la quota per
le tasse. Hilda Breer spiega di aver fatto questa vita per 15 mesi, ma
di aver poi smesso perche' il suo fisico non reggeva piu' agli sforzi
richiesti. Adesso conserva solo un paio di clienti privati, mentre anche
il tentativo di sesso telefonico non e' andato a buon fine. "Il problema
e' che non trovo le parole giuste", spiega Hilda, con il risultato che
"un uomo si e' messo a ridere per tutto il tempo".

13 novembre 2011

PARTONO 10 CHILI D'ORO, MA ARRIVANO PESI DA PALESTRA

AREZZO - Sono spariti nel nulla 10 chilogrammi d'oro (circa 400 mila
euro il valore) partiti da Arezzo e diretti a Bruxelles dove,
all'arrivo, nelle scatole sono stati trovati solo pesi da palestra. Il
furto risalirebbe a una decina di giorni fa, quando dalla Chimet di
Arezzo, un'azienda specializzata nel recupero di metalli preziosi da
scarti di lavorazione, il carico è partito all'interno di un furgone
portavalori diretto a Valenza Po (Alessandria). Giunto a destinazione in
Piemonte, secondo quanto ricostruito, le scatole contenenti l'oro
sarebbero state scaricate dal furgone e con un altro mezzo, di proprietà
di una diversa agenzia portavalori, trasportato all'aeroporto di
Malpensa e qui caricato su un volo di linea Milano-Bruxelles. All'arrivo
nella capitale belga la sorpresa: nelle scatole c'erano solo pesi da
palestra. Un vero e proprio giallo, se non un colpo di 'magià, sul quale
stanno indagando i carabinieri di Alessandria, in collaborazione con
quelli di Arezzo, e l'Interpool: la denuncia è stata presentata a Bruxelles.

Il carico era assicurato e proprio per questo tutte le fasi di
spedizione, dalle scatole partite da Arezzo fino ai sigilli posti sul
furgone e, successivamente tutte le operazioni svolte nell'Alessandrino,
sono state riprese dalle telecamere. A Valenza Po, secondo quanto si è
appreso, l'oro sarebbe stato solo due ore in un deposito regolarmente
vigilato. Eppure, per il momento, non c'è nessuna traccia dei ladri e
soprattutto nessun indizio su come siano riusciti a sostituire il
prezioso metallo con i pesi da palestra dello stesso peso dell'oro
partito dalla Chimet. Non è la prima volta che i ladri prendono di mira
un'azienda dell'aretino, uno dei distretti orafi italiani. E per farlo i
ladri si ingegnano con tecniche degne dei migliori libri gialli. Lo
scorso 8 marzo un furto milionario fu messo a messo a segno nel comune
di Pergine. Qui i ladri, che prima avevano rubato alcuni mezzi del
Comune, in piena notte riuscirono a bloccare tutte le strade di accesso
del piccolo borgo di Poggio Bagnoli e utilizzando un escavatore preso da
un cantiere edile, sfondarono il muro della ditta Salp portando via
l'oro, circa 100 chilogrammi per un valore di circa 3 milioni di euro.
Quando le forze dell'ordine arrivarono sul posto richiamati dall'allarme
della ditta trovarono tutte le strade bloccate e i ladri riuscirono a
fuggire.

Proprio pochi giorni fa, l'8 novembre, carabinieri e polizia hanno
eseguito in Puglia tre ordini di arresto. Sarebbero loro alcuni dei
componenti della banda che avrebbe agito a Pergine. Altre sei persone
sono state iscritte nel registro degli indagati.

Deruba politico sul treno, poi fa shopping con la carta di credito: arrestato

BOLOGNA - Ha sottratto il portafogli a un politico che si era appisolato
durante un viaggio in treno, poi è sceso alla stazione di Bologna e, con
la carta di credito del derubato, ha speso più di 2.000 euro nel negozio
Prada del capoluogo emiliano. A.B., 50 anni, di Messina, che gli
investigatori hanno ribattezzato 'Arsenio Lupin dei treni, è stato
scoperto e denunciato dagli agenti della Polfer di Bologna. L'uomo - che
ha precedenti per furto, ricettazione, utilizzo di carte di credito
rubate - è stato incastrato grazie alle immagini delle telecamere di
sicurezza, che lo hanno immortalato sia all'interno della stazione, sia
nella boutique dove ha fatto shopping. Il furto risale a giovedì scorso,
quando la personalità politica stava viaggiando su un convoglio Alta
Velocità diretto a Roma.

Approfittando di un pisolino, il ladro gli ha sfilato il portafogli
dalla giacca, poi è sceso dal treno alla stazione di Bologna. Poco più
tardi la vittima del furto ha ricevuto un sms che lo avvisava di un
acquisto da 2.160 euro appena fatto, con la sua carta di credito, da
Prada in Galleria Cavour. L'uomo ha subito avvertito la Polfer, che ha
avviato le indagini. Incrociando i filmati della stazione con quelli
girati nel negozio, gli agenti hanno individuato il ladro, che era un
volto noto alla polizia e non passava inosservato anche per il suo
aspetto sempre molto elegante. Il siciliano è stato rintracciato dagli
stessi poliziotti il giorno successivo, mentre si aggirava ancora una
volta in stazione, con addosso alcuni dei capi firmati acquistati il
giorno prima. Dopo avere ammesso il furto del portafogli, ha raccontato
agli agenti la propria storia: ruba su commissione e rivende la merce
che sottrae - ha spiegato - per pagare i debiti accumulati a causa del
vizio del gioco d'azzardo.

12 novembre 2011

MMS HARD ALLA RAGAZZA SBAGLIATA: LEI LO DENUNCIA

Manda un mms molto intimo con il proprio cellulare, ma sbaglia numero
di telefono e finisce denunciato per molestie sessuali. La vicenda ha
coinvolto suo malgrado un agente immobiliare di 30 anni residente a
Sottomarina, sul litorale veneziano. Nei giorni scorsi l'uomo ha mandato
un mms che lo ritraeva in una posizione inequivocabile ad una giovane
padovana residente a Cinto Euganeo. La ragazza, 27 anni, si è rivolta
alla polizia e la squadra mobile è risalita all'agente immobiliare che
ha detto di aver sbagliato numero di telefonino. Sembra infatti che i
due non si conoscano, ma la versione dell'uomo non ha convinto gli
investigatori.

11 novembre 2011

LUI URLA NEL SONNO, LEI SI SPAVENTA E LO ACCOLTELLA

PERUGIA - Accoltellato nel sogno dalla ragazza proprio mentre stava
avendo un incubo. Nottata peggiore non ci poteva essere per il 31enne di
Perugia. Ha sognato di essere vittima di una rapina e ha urlato nel
sonno. La sua compagna si è svegliata e pensando ad una aggressione si è
difesa con un coltello e lo ha colpito per errore: un incubo notturno ha
quindi portato alla denuncia della donna da parte della polizia, mentre
l'uomo è stato medicato all'ospedale per ferite da taglio alla base
posteriore del collo, alla testa e alle dita delle mani. È successo la
scorsa notte a Perugia, in un'abitazione del centro storico.
Il giovane ferito, di 31 anni, del posto, ha riferito alla volante della
questura che si era addormentato sul divano mentre la sua compagna, di
29 anni, dormiva nella camera da letto; a suo dire avrebbe avuto un
brutto incubo ed avrebbe cominciato ad urlare, alzandosi dal divano. La
convivente ha spiegato agli agenti che i due per abitudine dormono con
un coltello tipo «rambo» vicino al letto per paura dei ladri. Udite le
urla, ha impugnato il coltello e ha colpito il compagno, pensando di
ferire degli aggressori. La giovane dovrà rispondere di lesioni gravi.

10 novembre 2011

Sesso orale con la fidanzata in carcere durante i colloqui. Il giudice lo assolve

AREZZO - Aveva fatto sesso orale nel parlatorio del carcere con la
fidanzata e per questo era stato picchiato dai compagni di cella.
Denunciato per atti osceni, è stato assolto dal giudice perchè il fatto
era avvenuto non in luogo pubblico ma in una sala protetta e sorvegliata.
Protagonista dell'insolita vicenda un dominicano di 43 anni che si
trovava in carcere ad Arezzo per altri reati.

La vicenda, rievocata oggi in aula davanti al giudice Isa Salerno, si è
svolta alcuni anni fa nel penitenziario aretino di San Benedetto.

Durante un colloquio l'uomo ebbe effettivamente un rapporto sessuale con
la fidanzata. Qualche giorno dopo fu picchiato dagli altri detenuti
poichè gli stessi temevano che l'episodio avrebbe comportato la
sospensione dei colloqui per tutti.

Oggi la conclusione del processo, dopo numerose udienze durante le quali
sono stati ascoltati i compagni di cella dell'imputato e la guardia
penitenziaria di servizio quel giorno che ha confessato di non essersi
accorto del rapporto orale.

Il pm Francesco Bianchi ha chiesto l'assoluzione dal momento e il
giudice ha accolto la tesi dell'accusa assolvendo l'imputato.

Spritz "truccati": i baristi sostituivano l'Aperol con un intruglio non definito

PADOVA - Spritz "truccati", o per dirla meglio, contraffatti, a Padova:
alcuni baristi, infatti, avevano iniziato a servire la famosa bevanda
utilissando un intruglio non bene definito al posto dell'Aperol,
distillato al mandarino nato proprio in città.

Nove baristi sono stati denunciati per frode in commercio dalla Guardia
di finanza perché scoperti mentre somministravano il surrogato del
celebre liquore. I gestori si assicuravano un guadagno elevato, poiché
il costo medio di un liquore di sottomarca è pari a circa il 50-60% in
meno rispetto alla bottiglia di prodotto originale.

Diverse le modalità per ingannare i clienti. C'era il barista che
mesceva lo Spritz attingendo direttamente dalla bottiglia del liquore
"tarocco", e quello, invece, che aveva travasato nella bottiglia
originale di Aperol il falso. Peccato che sul listino la descrizione
dell'aperitivo servito non cambiasse: "Spritz all'Aperol", e di qui è
nata la frode.

Russia: uccide amico, prepara e vende ravioli con carne di cadavere ai vicini

In una remota regione della Siberia meridionale un ubriacone ha ucciso e
smembrato un compagno di bottiglia e ne ha utilizzato il corpo per
preparare i ravioli. Un'impresa che gli costerà 14 anni di carcere a
regime duro.

Il nuovo caso di cannibalismo è accaduto in Buriazia, dove nella città
di Gusinoosiorsk – riferisce il sito russo di notizie Newsru.com – è
appena finito il processo contro Cinghiz Bubeiev, finito alla sbarra
perché il 22 febbraio scorso uccise un amico durante una violenta rissa
scoppiata dopo una bevuta. Con l'aiuto di un altro amico (Serghei
Cupishev, condannato a 2 anni di reclusione per complicità) Bubeiev ha
fatto a pezzi il morto. E' riuscito a vendere una consistente quantità
del cadavere ai vicini, spacciandola per carne di cavallo. Ha poi
tritato le parti più tenere e le ha usate per la preparazione dei
pelmeni (la versione siberiana dei ravioli, in genere con ripieno di
carne, cipolla e pepe). Dopo il pasto ha venduto quelli avanzati.

In Russia purtroppo non sono rari i casi di cannibalismo. E' solo di un
mese fa l'ultimo, anche in quel caso legato all'abuso di alcool. Due
fratelli teenager in un villaggio vicino a Rostov, hanno soffocato un
amico e ne hanno mangiato il cuore e il fegato per cena. La regione di
Rostov, bagnata dal placido Don, vanta il più terribile cannibale russo
di tutto i tempi: il maestro elementare Andrei Shikatilo, giustiziato
nel 1994 per aver torturato, sbranato e divorato 52 vittime tra il 1978
e il 1991.

Pagare in natura: Con la crisi le riparazioni in casa si compensano con il sesso

In tempo di crisi, ognuno si arrangia come si può: in Francia è boom su
internet di annunci di piccoli lavoretti domestici in cambio di sesso.
Professori, idraulici e artigiani mettono in vendita il proprio corpo,
con annunci tipo: "Piccole riparazioni in cambio di coccole". La
tendenza, dal punto di vista penale non perseguibile, preoccupa però
sempre di più le associazioni per la lotta alla prostituzione. Secondo
un'inchiesta del quotidiano Le Parisien, c'è, per esempio, il professore
di matematica di 45 anni che propone corsi a "bella ragazza di 18 anni o
più in cambio di tenerezza". Oppure uomini che offrono diversi servizi a
domicilio, dal giardinaggio, alla pittura, all'idraulica, alle pulizie,
in cambio di "carezze o coccole", ma anche studentesse che si dicono
escort alla ricerca di un appartamento in affitto.
"All'origine di questi scambi c'è sicuramente la precarietà - ha
spiegato il sociologo Laurent Melito - . Ma anche la tendenza a
banalizzare il sesso, a considerare il corpo come un capitale da
sfruttare". "Teniamo sotto controllo questo tipo di annunci con
attenzione - ha detto Yves Charpenel, presidente della fondazione
Scelles per la prevenzione della prostituzione - . E' una nuova forma di
prostituzione anche se il pagamento non si effettua con il denaro. In
ogni caso è una forma di mercificazione del corpo umano".

Questi annunci sono legali, ha spiegato l'avvocato Alexandra
Hawrylyszyn: "In Francia la prostituzione non è vietata, solo
l'adescamento, cioè la richiesta di denaro in cambio di sesso, è
illegale. Un servizio non è una remunerazione. Questi annunci
non sembrano dunque penalmente riprovevoli".

8 novembre 2011

'Ho rubato lo sperma del mio ragazzo per restare incinta'

Immaginate di avere più di 30 anni. Anzi, secondo la definizione amata
dagli inglesi, di essere una "thirty-something", concetto vago che
nasconde un'età più prossima ai 40. Immaginate di essere una
professionista in carriera, di avere un fidanzato (ma non un marito), di
avere una voglia di maternità repressa, perché il suddetto fidanzato non
ha alcun desiderio di passare notti insonni appresso a un bebè.
Situazione comune a molte "thirty-something" di tutto il mondo, la
globalizzazione ha uniformato stili di vita e desideri.
Ma ce n'è una che ha escogitato un modo per ovviare al problema: che
fare se l'orologio biologico suona da un pezzo, e anzi ha ormai assunto
le sembianze di un campanile a festa, e il vostro compagno non ne vuole
sapere? Ecco che in soccorso arriva la storia di Liz Jones, che per
intraprendenza e scaltrezza sembra la sorella furba di Bridget Jones.
Liz, giornalista del tabloid inglese Daily Mail, ha letteralmente
"rubato" lo sperma del fidanzato per tentare di rimanere incinta. Non
paga, a distanza di tempo, ha spiattellato tutta la storia sul suo
giornale.
La soluzione al suo desiderio di maternità è stata la seguente. Dopo un
rapporto sessuale consumato di notte, ha aspettato che il suo compagno
si addormentasse per chiudersi in gran segreto in bagno con il
preservativo usato. Una volta nella toilette ha fatto quello che è
facile immaginare per utilizzare lo sperma con l'obiettivo di provocare
una gravidanza. Tentativo fatto più volte ma senza successo. Non solo.
La storia dopo un po' è finita e lei ha usato lo stesso metodo con il
fidanzato successivo. Altro che Bridget Jones, quella cinematografica si
limitava a fare figuracce con i fidanzati di turno.

LUI LA TOCCA, LEI LO UCCIDE, BRUCIANDOLO: CONDANNATA

SIDNEY - Kerry McNiven, una donna australiana, è stata condannata a
sette anni di carcere per aver ucciso nel 2009 l'amico Gary Stewart,
colpevole di averle toccato il seno mentre lei era addormentata. La
donna versò della benzina sul malcapitato e gli diede fuoco; Stewart
morì a causa delle ustioni riportate. La donna è stata condannata per
omicidio colposo, anche se non sono ancora chiare le dinamiche in cui
l'uomo ha preso fuoco, probabilmente furono accidentali.

7 novembre 2011

Genitori contrari alla loro relazione: fuga,d'amore di 2 giorni a Verona per 2 minori

TRENTO - È finita con l'intervento della polizia la fuga d'amore di due
ragazzi trentini - lui 14, lei 15 anni - che erano scappati di casa per
vincere la resistenza dei rispettivi genitori, contrari alla loro
relazione. La squadra mobile di Trento li ha rintracciati a due giorni
dalla loro scomparsa a Verona. Qui i due adolescenti, avendo a
disposizione una piccola quantità di denaro, nella serata si sono
presentati presso vari alberghi della città scaligera, senza però
ottenere una stanza. Alla fine il portiere di un hotel ha dato loro
alloggio, evitando che passassero la notte in strada. L'albergo ha però
avvertito la questura di Verona e i due ragazzi, la mattina dopo, sono
stati raggiunti dai poliziotti e riaccompagnati a Trento dove sono stati
riconsegnati ai genitori.

“Violentata” per errore, dal fidanzato della sorella

Savona - Va in caserma dai carabinieri di Cairo per raccontare di essere
stata violentata nella notte dal fidanzato della sorella. Mentre
dormiva. I militari, ieri mattina, l'hanno accompagnata prima
all'ospedale di Cairo poi al San Paolo di Savona per una visita al
pronto soccorso ginecologico. E poi hanno interrogato il ragazzo che si
è difeso sostenendo «di non averlo fatto apposta». «È stato un rapporto
sessuale involontario - ha spiegato ai carabinieri in una prima versione
- pensavo fosse la mia fidanzata, sua sorella. Eravamo tutti a dormire a
casa mia , dopo una festa. Lei non si è opposta».
Una vicenda dai contorni ancora poco chiari, con versione dei fatti
riferite ai militari in maniera diametralmente opposta. Protagonisti una
coppia di ventenni cairesi. Un caso che i carabinieri di Cairo hanno
segnalato alla Procura.
La ragazza, 23 anni, prima di andare dai carabinieri si era presentata
al pronto soccorso di Cairo per chiedere ai medici la prescrizione della
pillola del giorno dopo per evitare gravidanze indesiderate. Poi si è
recata in caserma dai carabinieri. Qui ha riferito di aver subito la
violenza sessuale. Se ne sarebbe accorta al suo risveglio dopo aver
passato la notte in casa di lui, con un gruppo di amici, e la sorella
stessa. Una festa degenerata. I carabinieri hanno riaccompagnato la
ragazza sotto choc, sempre nella mattinata di ieri all'ospedale "San
Giuseppe" di Cairo, per una visita medica. Per sincerarsi delle sue
condizioni. Ai sanitari, coordinati dal dottor Calvi viene riferita,
dopo la precedente richiesta per la pillola, anche la violenza sessuale.
La ragazza, viene allora portata al pronto soccorso ginecologico del San
Paolo a Savona. Nel frattempo i militari convocano il ragazzo in caserma
per sentire la sua versione.
«Un rapporto sessuale involontario, comunque consenziente». È quanto ha
aggiunto poi il ragazzo che si sarebbe trovato con la presunta vittima
in un'altra stanza. «Pensavo fosse la mia fidanzata, non mi sono accorto
che non lo fosse. Lei comunque non si è opposta». La giustificazione
messa a verbale. La presunta vittima avrebbe raccontato di essersi
trovata in uno stato confusionale, di dormiveglia, stordita dall'alcol e
soltanto al mattino avrebbe realizzato di aver subito un rapporto
sessuale completo. Contro la sua volontà. Non si sarebbe opposta «perchè
stavo dormendo ed ero frastornata» rivela. Poi sarebbe saltato fuori,
dalle ricostruzioni dei militari, anche un precedente rapporto sessuale.
I medici del San Paolo, nel loro referto consegnato ai carabinieri, non
avrebbero evidenziato particolari segni di violenza. Graffi o lesioni.
La vicenda è finita all'attenzione anche della Procura, del pm Giovanni
Battista Ferro.
Dove sarebbe stata presa in esame anche l'ipotesi di calunnia a carico
della donna in caso di presentazione della denuncia (che non ha voluto
formalizzare nonostante l'invito dei carabinieri), in quanto non
avrebbe, stando ai primi accertamenti, espresso in maniera manifesta il
suo dissenso.

Doppia famiglia, ma ora risarcisce i figli

Si fa due famiglie, e il giudice dispone un maxi risarcimento per i figli

Imperia - Per 18 anni ha nascosto alla sua famiglia di Milano, moglie e
due figli, l'esistenza di una seconda vita e, soprattutto, di aver messo
su un'altra famiglia in Riviera. Ora il tribunale di Imperia lo ha
condannato a un maxi-risarcimento da versare nei confronti dei due figli
avuti dalla relazione con una donna di Diano Borello: 200 mila euro a
favore di un figlio e 150 per il secondo. Per 18 anni, infatti, Orietta
Comignani è stata costretta a condurre una esistenza complicata, fatta
di rinunce, sacrifici, ma, soprattutto, senza affetti e sostegni
economici per lei e per i suoi due figli nati dalla relazione iniziata e
poi interrotta 20 anni fa con il signore milanese, oggi sessantenne. Pur
avendo riconosciuto i figli avuti da quella relazione nata in Liguria,
infatti, li ha sempre ignorati dalla fanciullezza e per tutta
l'adolescenza.
Orietta Comignani ha così dovuto provvedere in proprio al mantenimento e
alla crescita dei figlioli, fino a quando, tre anni fa, si è rivolta
all'avvocato imperiese Tito Schivo per ottenere giustizia per i suoi due
ragazzi dopo aver vissuto una vita travagliata e difficile per farli
crescere e studiare. Spiega l'avvocato Schivo: «Il tribunale ha
riconosciuto i danni provocati dalla mancanza della figura paterna, in
particolare, sottolineando che la natura genitoriale non si esaurisce
nell'atto procreativo ma implica il dovere di guidare i figli nel loro
percorso psicofisico, nello sviluppo e nella maturazione, identificando
la nozione di educazione nella più ampia accezione di attività, di
intenti e condizioni che favoriscono il pieno sviluppo della personalità
del minore. I fondamenti giuridici di questa decisione del tribunale
vanno ricercati nell'articolo 30 della Costituzione e negli articoli del
codice civile. La combinazione di questi fattori integra secondo il
giudice un illecito e, quindi, il diritto al risarcimento del danno nei
confronti dei ragazzi. Si tratta, quindi, di una sentenza, come si dice,
costituzionalmente orientata».
La Comignani, secondo quanto hanno scritto i giudici potrebbe, dopo aver
ottenuto il risarcimento per i suoi due figli che nel frattempo sono
diventati entrambi maggiorenni, agire in proprio per il riconoscimento
del danno anche nei suoi confronti, ma avrebbe espresso l'intenzione di
non farlo. Dichiara la Comignani: «Siamo soddisfatti, ora speriamo di
poter incassare. I ragazzi avevano bisogno di giustizia. Il danno
psicologico per loro è stato notevole. Non è che questi soldi gli
cambieranno la vita, però, è il riconoscimento dei loro diritti negati».
«Io - conclude Orietta - ho sempre fatto di tutto per far instaurare un
rapporto tra il padre e i suoi figli. Non l'ho mai accusato di fronte a
loro, anzi, lo difendevo dicendogli che stava lavorando e che aveva da
fare. Ero io a fargli telefonare sperando in un riavvicinamento».
Particolare curioso, la famiglia milanese venne a sapere della doppia
vita del padre solo quando fu chiamata a testimoniare in tribunale a
Imperia cadendo letteralmente della nuvole. Nessuno di loro, infatti,
era mai stato nel capoluogo e pensavano si trattasse di un errore di
notifica. Poi, alla vigilia dell'udienza arrivò la confessione del padre
dalla doppia vita con l'inevitabile messa alla porta.

6 novembre 2011

SCAPPA DOPO RAPINA MA, CHIEDE PASSAGGIO AI CC

FOGGIA - Aveva appena concluso una rapina in banca ma non era riuscito a
salire a bordo della macchina dei complici così era stato costretto a
fuggire a piedi finchè non ha visto passare quell'autovettura. L'uomo ha
chiesto un passaggio alle due persone a bordo. Per sua sfortuna,
però, queste erano due carabinieri in borghese, impegnati nella ricerca
dei rapinatori, che lo hanno arrestato. È accaduto a Castelluccio dei
Sauri, nel foggiano. Il presunto rapinatore, Giuseppe Chieti, di 26
anni, con piccoli precedenti penali, disoccupato, sposato e padre di tre
figli è stato arrestato per rapina. Il 26/enne, insieme con un'altra
persona, secondo quanto accertato dagli investigatori, avrebbe compiuto
una rapina nella filiale di Castelluccio dei Sauri della Banca Popolare
di Bari. La rapina aveva fruttato circa 10.000 euro. Al momento della
fuga, mentre il complice è riuscito a salire sull'automobile di una
terza persona che li attendeva nei pressi della banca, Chieti, anche a
causa dell'intervento di un passante, non Š riuscito a salire sulla
vettura ed Š fuggito a piedi. Dopo aver vagato per diversi minuti nella
zona, ha fermato e chiesto un passaggio a due persone che erano a bordo
di un'automobile. Ma poco dopo ha capito che le due persone erano
carabinieri in borghese che stavano partecipando alla operazioni di
ricerca dei responsabili della rapina. Il 26/enne è stato quindi
bloccato e arrestato.

TENTA DI AVVELENARE CON,BENZINA IL CONVIVENTE

LOCRI (REGGIO CALABRIA) - Non ha dato pace al suo convivente
settantacinquenne, che voleva vedere morto: prima ha tentato di
avvelenarlo facendogli assumere un mix di farmaci, poi, non contenta,
meno di ventiquattro ore dopo, mentre l'uomo era ricoverato
nell'ospedale di Locri, ci ha riprovato tentando di fargli bere un succo
di frutta miscelato con benzina. È l'accusa con la quale i carabinieri
hanno arrestato a Locri Annunziata Iannizzi, di 45 anni, di Mammola
(Reggio Calabria) L'uomo, che era già in allerta per l'episodio del
giorno precedente, si è rifiutato di bere il succo di frutta offertogli
dalla convivente ed ha chiamato gli infermieri. Annunziata Iannizzi, a
quel punto, ha tentato di fuggire, ma è stato bloccata da un carabiniere
che si trovava nella stanza accanto per assistere un parente. La donna
aveva inoltre nella borsa una pistola giocattolo a tamburo con cinque
colpi a salve. I carabinieri hanno avviato indagini per accertare l'uso
che Annunziata Iannizzi volesse fare dell'arma giocattolo. La donna è
stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio.

5 novembre 2011

Si era fatto «cremare», ma taglio e tinta tradiscono la truffa

Aveva ritirato 1,25 milioni di sterline di premio e si era nascosto in
australia con la moglie
Aveva inscenato la sua morte. Ma i giornalisti del «Sydney» lo trovano
dal parrucchiere

MILANO - A tradirlo sono state le impronte digitali che un astuto
detective ha scovato sul suo falso certificato di morte. Eppure per
svariati anni il quarantasettenne Alfredo Sanchez, ecuadoriano,
residente a Farnham in Inghilterra, ha pensato di averla fatta franca e
di potersi godere in santa pace, dall'altra parte del mondo, i soldi
truffati all'assicurazione. Invece nei giorni scorsi è stato
rintracciato e arrestato in Australia dalla polizia locale e adesso,
dopo l'estradizione in Inghilterra, rischia di passare diversi anni in
galera.
LA TRUFFA - L'uomo nel 2005, con la complicità della moglie Sophie,
avrebbe inscenato la sua finta morte durante una vacanza in Sudamerica e
più tardi sarebbe scappato in Australia. La consorte, invece, dopo aver
organizzato la "cremazione" del marito, avrebbe ricevuto 1,25 milioni di
sterline dall'assicurazione, precedentemente stipulata dal
quarantasettenne. Passato qualche mese, assieme ai quattro figli, Sophie
avrebbe raggiunto il compagno che intanto aveva cambiato il suo nome in
Hugo Sanchez e aveva aperto un salone di tatuaggi vicino Sydney. I primi
sospetti di una possibile truffa sono nati dopo che qualcuno ha usato
per diverse volte la carta discount in possesso del defunto nel negozio
di musica dove Alfredo Sanchez lavorava come web designer. La svolta è
arrivata quando gli agenti, analizzando il suo certificato di morte,
hanno scoperto che sul documento c'erano numerose impronte digitali di
Sanchez.
L'ARRESTO - La polizia si è messa così alla ricerca dell'uomo. E, nel
settembre dello scorso anno, ha arrestato la moglie, di ritorno in
Inghilterra per il matrimonio della sorella. La donna, che ha confessato
di aver partecipato alla truffa perché fortemente indebitata, è stata
condannata a due anni di carcere. Ma a quel punto, la polizia aveva
ormai la conferma che Alfredo Sanchez era vivo. Le ricerca si
intensificano, soprattutto n Australia. A scovare l'ecuadoriano, però il
Sydney Daily Telegraph arriva prima degli investigatori. Clementine
Cuneo e Mark Morri, due reporter del tabloid, lo trovano da un
parrucchiere nella periferia della città australiana. Alfredo Sanchez,
che sta facendo taglio e tinta, nega di essere l'uomo ricercato dalla
polizia inglese, nonostante gli assomigli e abbia lo stesso cognome:
«Sono innocente fino a prova contraria - insiste - Non ho fatto niente.
Se mi vogliono, sanno dove trovarmi». La polizia ascolta il suo
suggerimento, lo rintraccia e gli mette le manette. Jim Nicopoulos,
avvocato del finto defunto, ha dichiarato che il suo assistito per ora
sta bene e non si opporrà all'estradizione in Inghilterra

4 novembre 2011

LEI E' "STRAFIGA": SI SPOGLIA E TRUFFA L'INVALIDO

Prima si è proposta per una prestazione sessuale a 20 euro, poi insieme a due complici l’ha derubato
Avevano studiato bene l’obbiettivo: un 64enne invalido di Fonte, non avevano dubbi che sarebbe caduto in tentazione e l’avrebbero truffato. In effetti così è stato. Il terzetto di truffatori è composto da due ragazze, di 24 e 30 anni, ed un ragazzo di 26 anni, tutti rumeni.
I tre sono stati individuati e denunciati dai carabinieri per truffa dopo circa due mesi di indagini. Erano entrati in azione a casa del 64enne, appunto invalido con seri problemi di deambulazione, mandando avanti la ragazza più giovane, una bella bionda molto avvenente e per l’occasione con un decolté ben in vista e particolarmente provocante. La ragazza si è proposta all’uomo contrattando una prestazione sessuale per 20 euro.
I due dall’ingresso di casa si sono spostati in camera da letto. La ragazza ha fatto stendere sul letto il malcapitato, ha iniziato a spogliarsi e contemporaneamente ha tolto la maglietta a lui. Poi gli ha messo un cuscino in faccia: diceva di vergognarsi…
A quel punto, con il 64enne che ormai non era più in sé, sono entrati in camera da letto i complici, che hanno preso il portafogli con i 230 euro che c’erano dentro. Poi hanno preso anche la collanina d’oro che l’anziano aveva al collo e quindi sono scappati.
Solo a quel punto il poveretto si era reso conto di che cos’era accaduto ed ha chiamato al telefono il fratello, il quale a sua volta ha fatto intervenire i carabinieri.
Da lì sono partite le indagini che appunto in un paio di mesi hanno portato all’individuazione dei responsabili.