26 febbraio 2013
25 febbraio 2013
24 febbraio 2013
22 febbraio 2013
18 febbraio 2013
«Hai gatti da darmi? Ho dei ristoranti che,me li chiedono». Macabra beffa o realtà?
Il dubbio che si sia trattato di un macabro scherzo di carnevale resta.
Non tanto forte però da tranquillizzare i proprietari di gatti di via
San Pio X a Volpago. O almeno il proprietario di una micia che, in pieno
giorno, si è visto porre da un tale che passava lungo la via,
l'inconsueta domanda: «Ha gatti da darmi?».
A fugare il dubbio che la richiesta riguardasse semplicemente una
gattina da adottare, è stata sufficiente la precisazione, peraltro
sottolineata molto candidamente dallo sconosciuto: «Ho dei ristoranti
che me li chiedono». Guarda caso, un'abitazione vicina, proprio lungo la
stessa via, è ricchissima di gatti, e può aver quindi fatto gola, nel
senso letterale del termine. La famiglia in questione, comunque, ha
immediatamente messo al sicuro la propria gattina. La figlia del
proprietario del gatto voleva chiamare i vigili, «ma temevo - afferma -
che mi prendessero per psicopatica».
Che l'episodio sia strano e possa inizialmente far pensare ad un
semplice scherzo è indubbio. Altrettanto certe sono però le ripetute
sparizioni di gatti in tutto il Montebellunese con ripetuti ritrovamenti
di animali (gatti in particolare) morti e dei loro resti soprattutto sul
Montello. I casi più lontani nel tempo di animali non meglio precisati
stesi ad asciugare come biancheria al sole rafforzano l'idea che uno
strano "giro" ci sia davvero. «Non ne ho saputo nulla - dice il sindaco
Roberto Toffoletto - anche se non è certo nuova la voce riguardante un
certo tipo di abitudini, diffuse soprattutto fra i cinesi».
Non tanto forte però da tranquillizzare i proprietari di gatti di via
San Pio X a Volpago. O almeno il proprietario di una micia che, in pieno
giorno, si è visto porre da un tale che passava lungo la via,
l'inconsueta domanda: «Ha gatti da darmi?».
A fugare il dubbio che la richiesta riguardasse semplicemente una
gattina da adottare, è stata sufficiente la precisazione, peraltro
sottolineata molto candidamente dallo sconosciuto: «Ho dei ristoranti
che me li chiedono». Guarda caso, un'abitazione vicina, proprio lungo la
stessa via, è ricchissima di gatti, e può aver quindi fatto gola, nel
senso letterale del termine. La famiglia in questione, comunque, ha
immediatamente messo al sicuro la propria gattina. La figlia del
proprietario del gatto voleva chiamare i vigili, «ma temevo - afferma -
che mi prendessero per psicopatica».
Che l'episodio sia strano e possa inizialmente far pensare ad un
semplice scherzo è indubbio. Altrettanto certe sono però le ripetute
sparizioni di gatti in tutto il Montebellunese con ripetuti ritrovamenti
di animali (gatti in particolare) morti e dei loro resti soprattutto sul
Montello. I casi più lontani nel tempo di animali non meglio precisati
stesi ad asciugare come biancheria al sole rafforzano l'idea che uno
strano "giro" ci sia davvero. «Non ne ho saputo nulla - dice il sindaco
Roberto Toffoletto - anche se non è certo nuova la voce riguardante un
certo tipo di abitudini, diffuse soprattutto fra i cinesi».
17 febbraio 2013
Sesso sfrenato tutte le notti: 40enne,condannato all'esilio dal condominio
Un vicino di casa così non è da augurare neppure al peggior nemico. E
chi purtroppo negli ultimi sei mesi si è ritrovato a condividere il
pianerottolo con lui, ad avere il proprio appartamento accanto al suo, o
peggio ancora al piano di sotto, ha subito ripercussioni sia sulla
propria vita quotidiana sia sulle condizioni psicofisiche. Il tutto
certificato da referti medici. Ma ora i residenti dello stabile di via
delle Industrie a Limena possono finalmente riposare di notte, e non
devono più anticipare l'ora delle cena o del riposo notturno dei propri
figli.
A tenere tutti svegli da mezzanotte in poi ero lo stile di vita che
conduceva il 40enne B. Z.. Con la sua azione «persecutoria, di molestie
e disturbo» il focoso quarantenne ha "stalkerizzato" l'intero stabile
tanto che il giudice per le indagini preliminari Mariella Fino ha
disposto nei confronti dell'uomo, domiciliato a Limena ma residente a
Vigodarzere, una misura cautelare. Non deve avvicinarsi a meno di 500
metri dal condominio e dai residenti del palazzo, con i quali non deve
più avere alcun contatto. Una misura che ha confermato che il
comportamento dell'uomo, noto alle forze dell'ordine per una serie di
precedenti, aveva gettato i vicini di casa in uno stato di ansia e di
paura che li aveva costretti a cambiare le proprie abitudini di vita. E
così è stato "sfrattato" dal giudice.
Non solo il quarantenne aveva invertito la notte con il giorno, in piena
notte accendeva la musica, spostava mobili, rompeva bottiglie e il tutto
con schiamazzi e urla anche durante le sue prestazioni sessuali. E
quando incrociava i condomini non si faceva mancare le minacce di morte
e gli insulti. Tutto è iniziato nel settembre dell'anno scorso quando
prese possesso di uno degli appartamenti. E da quel giorno le molestie
nei confronti dei condomini sono state costanti e continuative. Angherie
che i residenti avevano denunciato, ma neppure l'intervento dei
carabinieri di Limena che hanno svolto le indagini ha messo fine al
comportamento dell'uomo. Molestie che hanno costretto i vicini a
modificare il proprio percorso per far ritorno a casa al fine di non
incrociare il quarantenne, a non far uscire di casa da soli i figli
minorenni e ad anticipare l'orario in cui andare a letto. Ora grazie al
giudice il riposo dei condomini e la tranquillità all'interno dello
stabile sono garantiti.
chi purtroppo negli ultimi sei mesi si è ritrovato a condividere il
pianerottolo con lui, ad avere il proprio appartamento accanto al suo, o
peggio ancora al piano di sotto, ha subito ripercussioni sia sulla
propria vita quotidiana sia sulle condizioni psicofisiche. Il tutto
certificato da referti medici. Ma ora i residenti dello stabile di via
delle Industrie a Limena possono finalmente riposare di notte, e non
devono più anticipare l'ora delle cena o del riposo notturno dei propri
figli.
A tenere tutti svegli da mezzanotte in poi ero lo stile di vita che
conduceva il 40enne B. Z.. Con la sua azione «persecutoria, di molestie
e disturbo» il focoso quarantenne ha "stalkerizzato" l'intero stabile
tanto che il giudice per le indagini preliminari Mariella Fino ha
disposto nei confronti dell'uomo, domiciliato a Limena ma residente a
Vigodarzere, una misura cautelare. Non deve avvicinarsi a meno di 500
metri dal condominio e dai residenti del palazzo, con i quali non deve
più avere alcun contatto. Una misura che ha confermato che il
comportamento dell'uomo, noto alle forze dell'ordine per una serie di
precedenti, aveva gettato i vicini di casa in uno stato di ansia e di
paura che li aveva costretti a cambiare le proprie abitudini di vita. E
così è stato "sfrattato" dal giudice.
Non solo il quarantenne aveva invertito la notte con il giorno, in piena
notte accendeva la musica, spostava mobili, rompeva bottiglie e il tutto
con schiamazzi e urla anche durante le sue prestazioni sessuali. E
quando incrociava i condomini non si faceva mancare le minacce di morte
e gli insulti. Tutto è iniziato nel settembre dell'anno scorso quando
prese possesso di uno degli appartamenti. E da quel giorno le molestie
nei confronti dei condomini sono state costanti e continuative. Angherie
che i residenti avevano denunciato, ma neppure l'intervento dei
carabinieri di Limena che hanno svolto le indagini ha messo fine al
comportamento dell'uomo. Molestie che hanno costretto i vicini a
modificare il proprio percorso per far ritorno a casa al fine di non
incrociare il quarantenne, a non far uscire di casa da soli i figli
minorenni e ad anticipare l'orario in cui andare a letto. Ora grazie al
giudice il riposo dei condomini e la tranquillità all'interno dello
stabile sono garantiti.
16 febbraio 2013
Riccione, il Comune pubblica online i nomi di chi si ferma con le prostitute
Vai con le prostitute e finisci alla gogna. L'idea non è di qualche
amministrazione puritana e bacchettona, magari oltre Oceano, ma arriva
da una delle zone più goderecce e libertine d'Italia, la riviera
romagnola. A Riccione il Comune ha deciso di pubblicare online i nomi di
chi fa ricorso contro le multe fatte per l'ordinanza anti-prostituzione.
Come riferisce l'edizione locale del Resto del Carlino la scorsa estate
l'amministrazione di centrosinistra ha infatti emesso un'ordinanza che
vieta l'appostamento e l'adescamento. prevedendo sanzioni anche per chi
richiede informazioni o concorda prestazioni sessuali. Da allora, sono
state fatte una dozzina di multe e in due hanno fatto ricorso al giudice
di pace. Il Comune, nel costituirsi a giudizio, ha deciso di mettere
sull'albo pretorio online la delibera che riporta anche il nome del
ricorrente, visto che non si tratta di un reato, ma solo di una
contravvenzione: la multa, infatti, è fatta per un intralcio al traffico
e, come spiegano dall'ufficio legale del Comune, "non ipotizza altri
comportamenti con la persona con la quale ci si è intrattenuti".
amministrazione puritana e bacchettona, magari oltre Oceano, ma arriva
da una delle zone più goderecce e libertine d'Italia, la riviera
romagnola. A Riccione il Comune ha deciso di pubblicare online i nomi di
chi fa ricorso contro le multe fatte per l'ordinanza anti-prostituzione.
Come riferisce l'edizione locale del Resto del Carlino la scorsa estate
l'amministrazione di centrosinistra ha infatti emesso un'ordinanza che
vieta l'appostamento e l'adescamento. prevedendo sanzioni anche per chi
richiede informazioni o concorda prestazioni sessuali. Da allora, sono
state fatte una dozzina di multe e in due hanno fatto ricorso al giudice
di pace. Il Comune, nel costituirsi a giudizio, ha deciso di mettere
sull'albo pretorio online la delibera che riporta anche il nome del
ricorrente, visto che non si tratta di un reato, ma solo di una
contravvenzione: la multa, infatti, è fatta per un intralcio al traffico
e, come spiegano dall'ufficio legale del Comune, "non ipotizza altri
comportamenti con la persona con la quale ci si è intrattenuti".
Sesso troppo rumoroso in albergo: coppia multata per 20mila euro
Una notte di sesso rovente che è costata molto cara a una coppia di
Saronno. I due sono stati condannati a pagare una sanzione di 20mila
euro per il troppo rumore provocato durante le effusioni in un albergo.
I fatti risalgono a tre anni fa: la coppia ci dà dentro, al punto da
indurre i vicini di camera a chiamare il poritere, perchè intervenga ad
abbassare i decibel. Lui, però, dà in escandescenze e il portiere si
vede costretto a chiamare i carabinieri. All'arrivo dei militari, però,
il giovane è ancora su di giri, inizia a spaccare gli arredi della
stanza e aggredisce la pattuglia, che è costretta ad ammanettarlo e a
portarlo in caserma. Oltre che per disturbo della quiete pubblica viene
denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti. La
decisione del giudice di Saronno è stata quella di trasformare la pena
richiesta dal pubblico ministero (più di due anni per resistenza a
pubblico ufficiale) in una pesante sanzione da 20mila euro, rateizzati
in 800 euro al mese, mentre l'albergo ha ritirato la denuncia per
danneggiamenti.
Saronno. I due sono stati condannati a pagare una sanzione di 20mila
euro per il troppo rumore provocato durante le effusioni in un albergo.
I fatti risalgono a tre anni fa: la coppia ci dà dentro, al punto da
indurre i vicini di camera a chiamare il poritere, perchè intervenga ad
abbassare i decibel. Lui, però, dà in escandescenze e il portiere si
vede costretto a chiamare i carabinieri. All'arrivo dei militari, però,
il giovane è ancora su di giri, inizia a spaccare gli arredi della
stanza e aggredisce la pattuglia, che è costretta ad ammanettarlo e a
portarlo in caserma. Oltre che per disturbo della quiete pubblica viene
denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti. La
decisione del giudice di Saronno è stata quella di trasformare la pena
richiesta dal pubblico ministero (più di due anni per resistenza a
pubblico ufficiale) in una pesante sanzione da 20mila euro, rateizzati
in 800 euro al mese, mentre l'albergo ha ritirato la denuncia per
danneggiamenti.
13 febbraio 2013
Ne beveva troppa, donna muore per overdose di Coca Cola
Natasha Harris è morta tre anni fa. Ma le cause della sua morte sono
rimaste oscure. Lei, 30enne di Invercargill, Nuova Zelanda, era deceduta
per aver ingerito una quantità eccessiva di Coca Cola. All'inizio la
verifica aveva dato esito negativo. Oggi però arrivano le conferme sulla
causa del suo decesso. "Le bevande gassate – affermano gli esperti –
sono state un fattore sostanziale nella morte della donna". Natasha è
deceduta per arresto cardiaco, dopo aver bevuto per lungo tempo fino a
dieci litri al giorno di bibita. La quantità ingerita è il doppio della
dose giornaliera massima consentita di caffeina, e undici volte
superiore quella di zuccheri. La compagnia si è difesa dalle accuse.
Natasha, comunque aveva sofferto problemi di salute negli anni
precedenti alla sua morte. La donna aveva sviluppato una vera e propria
dipendenza per la bibita, arrivando a soffrire crisi d'astinenza simili
a quelle di un tossicodipendente. Secondo David Crerar, medico legale,
la continua assunzione della bevanda HA causato la perdita dei denti e
un'aritmia cardiaca.
rimaste oscure. Lei, 30enne di Invercargill, Nuova Zelanda, era deceduta
per aver ingerito una quantità eccessiva di Coca Cola. All'inizio la
verifica aveva dato esito negativo. Oggi però arrivano le conferme sulla
causa del suo decesso. "Le bevande gassate – affermano gli esperti –
sono state un fattore sostanziale nella morte della donna". Natasha è
deceduta per arresto cardiaco, dopo aver bevuto per lungo tempo fino a
dieci litri al giorno di bibita. La quantità ingerita è il doppio della
dose giornaliera massima consentita di caffeina, e undici volte
superiore quella di zuccheri. La compagnia si è difesa dalle accuse.
Natasha, comunque aveva sofferto problemi di salute negli anni
precedenti alla sua morte. La donna aveva sviluppato una vera e propria
dipendenza per la bibita, arrivando a soffrire crisi d'astinenza simili
a quelle di un tossicodipendente. Secondo David Crerar, medico legale,
la continua assunzione della bevanda HA causato la perdita dei denti e
un'aritmia cardiaca.
Cassazione: Sesso anale violento non giustifica l'annullamento del matrimonio
Essere costretti a diversi rapporti anali non desiderati non è una
condizione valida per chiedere l'annuallemento del matriomnio.
Confermata la decisione della Corte d'Appello di Ancona
Essere costretti ad avere rapporti sessuali contronatura non è una
ragione valida per chiedere, ed ottenere, l'annullamento del matrimonio.
Lo si evince da una sentenza con cui la prima sezione civile della
Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello di Ancona,
che aveva rigettato la domanda, avanzata da una donna, di annullamento
del suo matrimonio, perchè costretta con violenza e prevaricazione da
parte del coniuge ad avere continuamente rapporti anali, con "sporadiche
copule naturali".
Tendenze sconosciute - La donna, chiedeva che le nozze fossero
dichiarate nulle, sulla base dell'articolo 122 del Codice Civile,
sottolineando di non aver avuto, con il marito, una "vita sessuale
comune" prima del matrimonio, e che, se avesse conosciuto le "tendenze
sessuali" di lui in precedenza, avrebbe rifiutato ogni ipotesi di nozze.
La Corte d'Appello di Ancona aveva però detto no all'annullamento,
sostenendo che non fosse stata provata una "forma di devianza" nel
comportamento dell'uomo, e la Suprema Corte ha condiviso tali conclusioni.
Normale vita sessuale... - "L'anomalia o deviazione - si legge nella
sentenza numero 3407 depositata martedì 12 febbraio - deve costituire un
impedimento oggettivo e non superabile allo svolgimento della vita
sessuale". La Giurisprudenza, ad esempio, in relazione all'annullamento
di un matrimonio, ha sottoposto a "revisione critica", ricordano gli
alti giudici, anche l'ipotesi della 'impotentia generandi', in relazione
alla "possibilità di ricorrere a terapie o a tecniche di procreazione
medicalmente assistita", mentre sono state riconosciute come
"oggettivamente rilevanti", ai fini dell'annullamento, la "condizione di
'impotentia coeundi' permanente al coniuge o il suo transessualismo".
Nessuna anomalia - Nel caso in esame, si legge ancora nella sentenza, i
giudici del merito non hanno riscontrato l'esistenza, nel marito, di una
"anomalia o deviazione sessuale", ritenendo che alla base
dell'impedimento di una normale vita sessuale tra i coniugi vi fosse
"non una sua particolare fisionomia sessuale, ma la sua incapacità
psicologica - sottolineano gli Ermellini - di concepire i rapporti
sessuali con la moglie in termini di condivisione del piacere erotico e
della affettività".
Niente annullamento - Secondo la Cassazione, "l'impossibilità di
pervenire a quell'accordo e rispetto reciproco che costituisce il
presupposto di una vita sessuale condivisa", non rientra nelle ipotesi
per cui si può chiedere l'annullamento di un matrimonio, ma può avere,
invece, "piena rilevanza nella constatazione della insostenibilità del
vincolo coniugale e nel giustificare non solo la richiesta del suo
scioglimento, ma anche della addebitabilità della separazione", così
come può avere rilievo "nell'accertamento della responsabilità penale e
civile del coniuge - conclude la Suprema Corte - che si è reso
responsabile di un comportamento lesivo della dignità, della integrità
fisica e della libertà di autodeterminazione del proprio partner".
condizione valida per chiedere l'annuallemento del matriomnio.
Confermata la decisione della Corte d'Appello di Ancona
Essere costretti ad avere rapporti sessuali contronatura non è una
ragione valida per chiedere, ed ottenere, l'annullamento del matrimonio.
Lo si evince da una sentenza con cui la prima sezione civile della
Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello di Ancona,
che aveva rigettato la domanda, avanzata da una donna, di annullamento
del suo matrimonio, perchè costretta con violenza e prevaricazione da
parte del coniuge ad avere continuamente rapporti anali, con "sporadiche
copule naturali".
Tendenze sconosciute - La donna, chiedeva che le nozze fossero
dichiarate nulle, sulla base dell'articolo 122 del Codice Civile,
sottolineando di non aver avuto, con il marito, una "vita sessuale
comune" prima del matrimonio, e che, se avesse conosciuto le "tendenze
sessuali" di lui in precedenza, avrebbe rifiutato ogni ipotesi di nozze.
La Corte d'Appello di Ancona aveva però detto no all'annullamento,
sostenendo che non fosse stata provata una "forma di devianza" nel
comportamento dell'uomo, e la Suprema Corte ha condiviso tali conclusioni.
Normale vita sessuale... - "L'anomalia o deviazione - si legge nella
sentenza numero 3407 depositata martedì 12 febbraio - deve costituire un
impedimento oggettivo e non superabile allo svolgimento della vita
sessuale". La Giurisprudenza, ad esempio, in relazione all'annullamento
di un matrimonio, ha sottoposto a "revisione critica", ricordano gli
alti giudici, anche l'ipotesi della 'impotentia generandi', in relazione
alla "possibilità di ricorrere a terapie o a tecniche di procreazione
medicalmente assistita", mentre sono state riconosciute come
"oggettivamente rilevanti", ai fini dell'annullamento, la "condizione di
'impotentia coeundi' permanente al coniuge o il suo transessualismo".
Nessuna anomalia - Nel caso in esame, si legge ancora nella sentenza, i
giudici del merito non hanno riscontrato l'esistenza, nel marito, di una
"anomalia o deviazione sessuale", ritenendo che alla base
dell'impedimento di una normale vita sessuale tra i coniugi vi fosse
"non una sua particolare fisionomia sessuale, ma la sua incapacità
psicologica - sottolineano gli Ermellini - di concepire i rapporti
sessuali con la moglie in termini di condivisione del piacere erotico e
della affettività".
Niente annullamento - Secondo la Cassazione, "l'impossibilità di
pervenire a quell'accordo e rispetto reciproco che costituisce il
presupposto di una vita sessuale condivisa", non rientra nelle ipotesi
per cui si può chiedere l'annullamento di un matrimonio, ma può avere,
invece, "piena rilevanza nella constatazione della insostenibilità del
vincolo coniugale e nel giustificare non solo la richiesta del suo
scioglimento, ma anche della addebitabilità della separazione", così
come può avere rilievo "nell'accertamento della responsabilità penale e
civile del coniuge - conclude la Suprema Corte - che si è reso
responsabile di un comportamento lesivo della dignità, della integrità
fisica e della libertà di autodeterminazione del proprio partner".
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