8 maggio 2013
7 maggio 2013
6 maggio 2013
5 maggio 2013
Paga con una banconota da 30 euro,E gli danno pure il resto
Da pochi giorni è arrivata la nuova banconota da 5 euro: definita super
sicura, praticamente impossibile da contraffare. Nel frattempo, però, in
Germania è spuntata anche la prima banconota da 30 euro. La "nuova"
serie riportava gli stessi disegni del pezzo da 20, solo che il 2 sul
biglietto si era trasformato in un 3. Con questo trucchetto un uomo è
riuscito a pagare alla cassa di un supermercato nella cittadina di
Dülmen (Westfalia), facendosi persino dare il resto (GUARDA LA BANCONOTA).
DA DUE A TRE - In un primo momento, ha spiegato la polizia del distretto
di Coesfeld, la cassiera non si sarebbe accorta della banconota falsa.
Infatti, a una prima occhiata può risultare difficile notare una
sostanziale differenza con l'originale. Forse per la fretta o in un
momento di distrazione, la donna ha preso la banconota da 30 euro, l'ha
messa nel registratore di cassa e ha dato il resto allo sconosciuto, un
uomo di 41 anni che aveva appena acquistato delle sigarette. Ma poi
l'insolito comportamento del cliente le ha fatto sorgere dei dubbi e ha
esaminato con più attenzione quella banconota con un grosso 30 stampato
in cima a destra. Troppo tardi, l'uomo si era già allontanato in bici.
RICOSTRUZIONE - Qualche ora più tardi, il 41enne responsabile della
presunta truffa ha telefonato alla stazione locale di polizia, dopo che
la notizia era uscita sui media. Ha dichiarato di aver trovato il
curioso biglietto da 30 in strada, credendolo una banconota finta lo
avrebbe mostrato alla moglie e poi messo nel portafogli. Insomma,
avrebbe speso il biglietto «inavvertitamente», scambiandolo per una
banconota da 20. Una tesi che al momento trova riscontro anche tra gli
inquirenti; la polizia, infatti, non crede che l'uomo abbia voluto
spendere intenzionalmente il biglietto falso. «Forse si tratta di uno
scherzo di un falsario, magari annoiato dal lavoro sempre uguale»,
spiegano. I 30 euro falsi sono stati sequestrati.
sicura, praticamente impossibile da contraffare. Nel frattempo, però, in
Germania è spuntata anche la prima banconota da 30 euro. La "nuova"
serie riportava gli stessi disegni del pezzo da 20, solo che il 2 sul
biglietto si era trasformato in un 3. Con questo trucchetto un uomo è
riuscito a pagare alla cassa di un supermercato nella cittadina di
Dülmen (Westfalia), facendosi persino dare il resto (GUARDA LA BANCONOTA).
DA DUE A TRE - In un primo momento, ha spiegato la polizia del distretto
di Coesfeld, la cassiera non si sarebbe accorta della banconota falsa.
Infatti, a una prima occhiata può risultare difficile notare una
sostanziale differenza con l'originale. Forse per la fretta o in un
momento di distrazione, la donna ha preso la banconota da 30 euro, l'ha
messa nel registratore di cassa e ha dato il resto allo sconosciuto, un
uomo di 41 anni che aveva appena acquistato delle sigarette. Ma poi
l'insolito comportamento del cliente le ha fatto sorgere dei dubbi e ha
esaminato con più attenzione quella banconota con un grosso 30 stampato
in cima a destra. Troppo tardi, l'uomo si era già allontanato in bici.
RICOSTRUZIONE - Qualche ora più tardi, il 41enne responsabile della
presunta truffa ha telefonato alla stazione locale di polizia, dopo che
la notizia era uscita sui media. Ha dichiarato di aver trovato il
curioso biglietto da 30 in strada, credendolo una banconota finta lo
avrebbe mostrato alla moglie e poi messo nel portafogli. Insomma,
avrebbe speso il biglietto «inavvertitamente», scambiandolo per una
banconota da 20. Una tesi che al momento trova riscontro anche tra gli
inquirenti; la polizia, infatti, non crede che l'uomo abbia voluto
spendere intenzionalmente il biglietto falso. «Forse si tratta di uno
scherzo di un falsario, magari annoiato dal lavoro sempre uguale»,
spiegano. I 30 euro falsi sono stati sequestrati.
Lite per il programma tivù Pesta moglie e suocera
La lite è scoppiata per un programma in tivù: lui non voleva vedere
quello su cui la famiglia era sintonizzata. Il risultato? Se l'è presa
con la moglie e con la suocera e le ha malmenate entrambe facendole
finire in ospedale. L'uomo, subito denunciato, è stato allontanato dalla
sua casa: dovrà tornare a vivere con la madre. Ieri mattina il gip Elena
Rossi ha convalidato il provvedimento nei confronti di Michael
Mattarollo, 43 anni, residente a Paese. Un nome noto alle cronache
giudiziarie: l'uomo era infatti diventato il terrore delle bariste di
Istrana (località dove precedentemente viveva) perché, in preda ai fumi
dell'alcol, pretendeva gli venisse servito ancora da bere e dava in
escandescenze in caso di rifiuto.
A fare le spese delle sue esplosioni, l'altra sera, sono tati i
familiari. Tutto è iniziato con una banale discussione per un programma
televisivo: il canale musicale sul quale era sintonizzato l'apparecchio
non garbava all'uomo. Un normalissimo contrasto, di quelli che accadono
in ogni famiglia. Stavolta però il clima si è infuocato e il livello
della discussione è via via salito. Da un lato, dunque, Mattarollo,
dall'altro la moglie e la di lei madre che vive insieme alla coppia.
Dalla violenza verbale l'uomo, stando alla denuncia presentata, è
passato a quella fisica: avrebbe colpito non solo la consorte, ma anche
la suocera prendendola per i capelli e tirandoglieli forte. E, per
concludere, avrebbe lanciato loro contro la piastra del gas ferendole
seriamente. Tanto che entrambe le donne sono finite al pronto soccorso
dove sono state medicate.
Mattarollo è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia
(l'esplosione dell'altra sera non sarebbe un fatto estemporaneo, ma
l'ultimo episodio di una serie di aggressioni) e contro di lui è
scattato il provvedimento di allontanamento dalla famiglia. L'uomo è
tornato pertanto a vivere con la mamma. Ma non basta: non potrà
avvicinare né la madre né la suocera. Ieri mattina in tribunale a
Treviso si è tenuta la convalida del provvedimento. L'uomo, assistito
dall'avvocato Stefania Bertoldi, non ha tentato giustificazioni. Al
momento della denuncia, però, si era difeso dando tutta la colpa alla
suocera: «Da quando si è trasferita a vivere da noi, la scorsa estate,
la situazione è precipitata», ha sostenuto. Lo scorso anno Mattarollo
era stato condannato a 5 mesi per le ripetute molestie alle bariste di
due locali di Istrana.
quello su cui la famiglia era sintonizzata. Il risultato? Se l'è presa
con la moglie e con la suocera e le ha malmenate entrambe facendole
finire in ospedale. L'uomo, subito denunciato, è stato allontanato dalla
sua casa: dovrà tornare a vivere con la madre. Ieri mattina il gip Elena
Rossi ha convalidato il provvedimento nei confronti di Michael
Mattarollo, 43 anni, residente a Paese. Un nome noto alle cronache
giudiziarie: l'uomo era infatti diventato il terrore delle bariste di
Istrana (località dove precedentemente viveva) perché, in preda ai fumi
dell'alcol, pretendeva gli venisse servito ancora da bere e dava in
escandescenze in caso di rifiuto.
A fare le spese delle sue esplosioni, l'altra sera, sono tati i
familiari. Tutto è iniziato con una banale discussione per un programma
televisivo: il canale musicale sul quale era sintonizzato l'apparecchio
non garbava all'uomo. Un normalissimo contrasto, di quelli che accadono
in ogni famiglia. Stavolta però il clima si è infuocato e il livello
della discussione è via via salito. Da un lato, dunque, Mattarollo,
dall'altro la moglie e la di lei madre che vive insieme alla coppia.
Dalla violenza verbale l'uomo, stando alla denuncia presentata, è
passato a quella fisica: avrebbe colpito non solo la consorte, ma anche
la suocera prendendola per i capelli e tirandoglieli forte. E, per
concludere, avrebbe lanciato loro contro la piastra del gas ferendole
seriamente. Tanto che entrambe le donne sono finite al pronto soccorso
dove sono state medicate.
Mattarollo è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia
(l'esplosione dell'altra sera non sarebbe un fatto estemporaneo, ma
l'ultimo episodio di una serie di aggressioni) e contro di lui è
scattato il provvedimento di allontanamento dalla famiglia. L'uomo è
tornato pertanto a vivere con la mamma. Ma non basta: non potrà
avvicinare né la madre né la suocera. Ieri mattina in tribunale a
Treviso si è tenuta la convalida del provvedimento. L'uomo, assistito
dall'avvocato Stefania Bertoldi, non ha tentato giustificazioni. Al
momento della denuncia, però, si era difeso dando tutta la colpa alla
suocera: «Da quando si è trasferita a vivere da noi, la scorsa estate,
la situazione è precipitata», ha sostenuto. Lo scorso anno Mattarollo
era stato condannato a 5 mesi per le ripetute molestie alle bariste di
due locali di Istrana.
Sesso in auto, salvato dalla nebbia: non è atto osceno in luogo pubblico
Salvato dalla nebbia: la mano inflessibile delle legge stavolta, a differenza del diretto interessato, pare proprio aver fatto cilecca. Dopo essere stato sbattuto in prima pagina, ora un infermiere 38enne trevigiano può mettere una pietra sopra a quella denuncia per atti osceni in luogo pubblico rimediata in seguito a una notte di sesso con una lucciola romena la sera di Natale.
Il suo nome, finito nel registro degli indagati assieme alla giovane prostituta, ora non c'è più: la Procura di Treviso ha infatti archiviato il fascicolo aperto sul caso grazie alla memoria difensiva presentata dal legale dell'uomo, che ha convinto e spinto il pm a non ravvisare gli estremi per formulare un'accusa nei confronti dell'ormai ex indagato. Stando alle conclusioni a cui è giunta la magistratura trevigiana non solo non ci sarebbe stata nessuna offesa al decoro in quell'incontro a luci rosse in auto (in quanto i finestrini della vettura erano completamente appannati e risultava impossibile vedere cosa stesse accadendo all'interno), ma la zona in cui i due si erano appartati, in via Colelli a Mogliano Veneto, era talmente isolata da risultare fin troppo lontana da occhi indiscreti. Ma l'elemento più curioso riguarda il tempo: è stato infatti acquisito in sede di indagine il bollettino meteo secondo cui, alle 22.40 del 25 dicembre scorso (ora e giorno in cui è avvenuto il controllo delle forze dell'ordine scaturito poi in una duplice denuncia), quel luogo era reso ancor più privato a causa di una nebbia «fitta e persistente».
Ad allertare i carabinieri era stato un residente che tornando a casa aveva notato quell'auto sospetta. Come da prassi la segnalazione andava verificata e così i militari si recarono in pochi minuti sul luogo indicato scoprendo infermiere e lucciola nel bel mezzo dell'amplesso. Il 38enne si era giustificato dicendo di aver ceduto a una tentazione concedendosi un regalo di Natale. Tentazione che alla fine non avrà alcuna conseguenza sulla sua fedina penale, anche se per il portafoglio l'ha già avuta visti i 500 euro di multa che gli era stata elevata.
Il suo nome, finito nel registro degli indagati assieme alla giovane prostituta, ora non c'è più: la Procura di Treviso ha infatti archiviato il fascicolo aperto sul caso grazie alla memoria difensiva presentata dal legale dell'uomo, che ha convinto e spinto il pm a non ravvisare gli estremi per formulare un'accusa nei confronti dell'ormai ex indagato. Stando alle conclusioni a cui è giunta la magistratura trevigiana non solo non ci sarebbe stata nessuna offesa al decoro in quell'incontro a luci rosse in auto (in quanto i finestrini della vettura erano completamente appannati e risultava impossibile vedere cosa stesse accadendo all'interno), ma la zona in cui i due si erano appartati, in via Colelli a Mogliano Veneto, era talmente isolata da risultare fin troppo lontana da occhi indiscreti. Ma l'elemento più curioso riguarda il tempo: è stato infatti acquisito in sede di indagine il bollettino meteo secondo cui, alle 22.40 del 25 dicembre scorso (ora e giorno in cui è avvenuto il controllo delle forze dell'ordine scaturito poi in una duplice denuncia), quel luogo era reso ancor più privato a causa di una nebbia «fitta e persistente».
Ad allertare i carabinieri era stato un residente che tornando a casa aveva notato quell'auto sospetta. Come da prassi la segnalazione andava verificata e così i militari si recarono in pochi minuti sul luogo indicato scoprendo infermiere e lucciola nel bel mezzo dell'amplesso. Il 38enne si era giustificato dicendo di aver ceduto a una tentazione concedendosi un regalo di Natale. Tentazione che alla fine non avrà alcuna conseguenza sulla sua fedina penale, anche se per il portafoglio l'ha già avuta visti i 500 euro di multa che gli era stata elevata.
3 maggio 2013
29 aprile 2013
22 aprile 2013
L'uccelletto in chiesa
Era d'agosto e un povero uccelletto
ferito dai pallini di un moschetto
andò a posarsi con un'ala offesa
sulla finestra aperta di una chiesa.
Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l'animale,
ma, pressato da molti peccatori
che volevan pentirsi degli errori,
richiuse le tendine immantinente
e si rimise a confessar la gente.
Mentre in ginocchio oppur stando a sedere
ogni fedele diceva le preghiere
una donna, notato l'uccelletto,
lo pose al caldo mettendolo nel petto.
A un tratto un improvviso cinguettìo
ruppe il silenzio nel tempio di Dio.
Rise qualcuno e il prete, a quel rumore,
il ruolo abbandonò di confessore,
s'arrampicò sul pulpito veloce
e di lassù gridò ad altra voce:
"Fratelli, chi ha l'uccello, per favore,
esca fuori dal tempio del Signore".
I maschi, un po' stupiti a tal parole,
lesti si accinsero ad alzar le suole,
ma il prete a quell'errore madornale
"Fermi!" – gridò – "mi sono espresso male,
rientrate tutti e statemi a sentire:
solo chi ha preso l'uccello deve uscire".
A testa bassa e la corona in mano
cento donne s'alzarono pian piano,
ma mentre s'affrettavan di buon ora
il prete le gridò "Ho sbagliato ancora,
rientrate tutte quante figlie amate,
ch'io non volevo dire quel che pensate".
E riprese: "Già dissi e torno a dire,
solo chi ha preso l'uccello deve uscire,
ma mi rivolgo a voce chiara e estesa
solo a chi ha preso l'uccello in chiesa".
A tal parole, nello stesso istante,
le monache si alzaron tutte quante,
quindi, col viso pieno di rossore,
lasciarono la casa del Signore.
"Santa Vergine!" – esclamò il buon prete –
"Sorelle, su rientrate, state quiete,
perché voglio concluder, sissignori,
la serie degli equivoci e di errori,
perciò, senza rumore, piano piano,
esca soltanto chi ha l'uccello in mano".
Una fanciulla che col fidanzato
era nascosta in un angolo appartato
dentro una cappella laterale,
poco mancò che si sentisse male,
quindi gli sussurrò col viso smorto:
"Te lo dicevo, hai visto, se n'è accorto!".
ferito dai pallini di un moschetto
andò a posarsi con un'ala offesa
sulla finestra aperta di una chiesa.
Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l'animale,
ma, pressato da molti peccatori
che volevan pentirsi degli errori,
richiuse le tendine immantinente
e si rimise a confessar la gente.
Mentre in ginocchio oppur stando a sedere
ogni fedele diceva le preghiere
una donna, notato l'uccelletto,
lo pose al caldo mettendolo nel petto.
A un tratto un improvviso cinguettìo
ruppe il silenzio nel tempio di Dio.
Rise qualcuno e il prete, a quel rumore,
il ruolo abbandonò di confessore,
s'arrampicò sul pulpito veloce
e di lassù gridò ad altra voce:
"Fratelli, chi ha l'uccello, per favore,
esca fuori dal tempio del Signore".
I maschi, un po' stupiti a tal parole,
lesti si accinsero ad alzar le suole,
ma il prete a quell'errore madornale
"Fermi!" – gridò – "mi sono espresso male,
rientrate tutti e statemi a sentire:
solo chi ha preso l'uccello deve uscire".
A testa bassa e la corona in mano
cento donne s'alzarono pian piano,
ma mentre s'affrettavan di buon ora
il prete le gridò "Ho sbagliato ancora,
rientrate tutte quante figlie amate,
ch'io non volevo dire quel che pensate".
E riprese: "Già dissi e torno a dire,
solo chi ha preso l'uccello deve uscire,
ma mi rivolgo a voce chiara e estesa
solo a chi ha preso l'uccello in chiesa".
A tal parole, nello stesso istante,
le monache si alzaron tutte quante,
quindi, col viso pieno di rossore,
lasciarono la casa del Signore.
"Santa Vergine!" – esclamò il buon prete –
"Sorelle, su rientrate, state quiete,
perché voglio concluder, sissignori,
la serie degli equivoci e di errori,
perciò, senza rumore, piano piano,
esca soltanto chi ha l'uccello in mano".
Una fanciulla che col fidanzato
era nascosta in un angolo appartato
dentro una cappella laterale,
poco mancò che si sentisse male,
quindi gli sussurrò col viso smorto:
"Te lo dicevo, hai visto, se n'è accorto!".
16 aprile 2013
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