25 febbraio 2012
Raggirato su Facebook: la casa si riempe di zingari
Che, piano piano, si trasforma in qualcosa di più concreto al punto che
i due si danno appuntamento e si incontrano.
In quell'occasione lei gli spiega di avere problemi con l'affitto di
casa e lui si offre di ospitarla temporaneamente.
Risultato? La ragazza arriva prima con un bimbo di pochi mesi, poi con
un ragazzo che presenta come suo fratello e infine con l'intera sua
famiglia.
Una famiglia di nomadi che spodesta l'uomo dalla sua abitazione e
comincia anche a chiedergli soldi, stando almeno alle accuse della Procura.
L'altra mattina davanti al giudice dell'udienza preliminare Silvio Maras
sono comparsi la giovane, Giada Ciarelli di 21 anni e il suo presunto
fratello, Roberto Durdevich di 24 anni, che in realtà è risultato essere
il marito.
L'accusa per entrambi, difesi rispettivamente dagli avvocati Fabio
Venturino e Maurizio Curini, è di circonvenzione d'incapace e di tentata
estorsione.
Secondo gli investigatori Z.L. di 38 anni soffre di un lieve disturbo
mentale: una situazione che avrebbe permesso al «clan» della ragazza di
raggirarlo imponendosi nella sua casa e chiedendogli addirittura del denaro.
Giada Ciarelli, sostiene l'accusa, avrebbe agganciato l'uomo la scorsa
estate contattandolo via Facebook. Tra i due sarebbe nata così una
relazione virtuale che avrebbe portato anche ad un incontro. «Ho
problemi con l'affitto, in questo momento non so dove andare», avrebbe
spiegato la giovane a Z.L. L'uomo, per tutta risposta, le avrebbe
offerto temporanea ospitalità a casa sua. La ragazza si è presentata con
un bimbo di pochi mesi e Z.L., naturalmente, li ha accolti entrambi.
Ma non è finita qui: qualche giorno dopo è arrivato anche un giovane,
Roberto Durdevich, presentato da Giada Ciarelli come suo fratello ma
risultato appunto essere il marito. E poi, alla spicciolata, hanno preso
possesso della casa altri familiari della giovane: 5, a volte 6 persone.
In breve: Z.L. si è trovato in casa un'intera famiglia.
E i rapporti si sono fatti difficili quando Durdevich ha contestato a
Z.L. di aver avuto un rapporto sessuale con la giovane e ha cominciato a
chiedere i soldi per mantenere l'eventuale prole che da quella relazione
sarebbe nata. Z.L. ha trovato infine la forza di reagire e chiedere
aiuto ai vigili urbani di Preganziol:è scattata così la denuncia del
clan che giovedì mattina è comparso davanti al gup.
20 febbraio 2012
Sfascia un autovelox a colpi di bastone: era convinto di essere stato multato
velocità, un automobilista ventisettenne di Tuenno (Trento), alterato
dall'alcol, ha distrutto a colpi di bastone un autovelox montato da poco
dal Comune, situato in val di Non.
Il giovane, sorpreso di notte dai carabinieri di Cles, è stato
denunciato per danneggiamento aggravato. Già due volte in passato era
stato denunciato per guida in stato di ebbrezza, e una volta condannato
dal Tribunale di Trento per lo stesso motivo.
Il nuovo autovelox, del tipo "Speed Check", era stato montato in via
Maistrelli, dove spesso gli automobilisti raggiungono velocità elevate,
fino a 120 all'ora. Ora, con l'apparecchio distrutto, il Comune di
Tuenno è intenzionato a costituirsi parte civile contro l'automobilista
e chiedere il risarcimento danni.
14 febbraio 2012
ACCUSATO DI STUPRO, SI DIFENDE: "HO IL PENE TROPPO PICCOLO"
tribunale affermando, come alibi, di avere il pene troppo piccolo. E'
successo nello Zimbabwe, a Bulawayo: protagonista un 34enne, Joel
Ndebele, accusato nell'agosto dello scorso anno di aver violentato la
sua ex fidanzata.
L'uomo, in carcere per altri reati dal dicembre del 2010 e scarcerato ad
agosto, il 7 del mese andò a trovare la sua fidanzata, che nel frattempo
aveva una relazione con un altro uomo. Ndebele le chiese di andare a
casa sua per parlarne, ma davanti al rifiuto, aggredì sia il compagno
che la donna, portando la stessa nel suo appartamento, dove secondo
l'accusa la stuprò per due volte. All'indomani, la denuncia da parte
della vittima, e il processo è in corso. E proprio durante il processo
il 34enne ha stupito la giuria affermando di essere troppo poco "dotato"
per poter avere un rapporto sessuale completo. Il pubblico ministero ha
chiesto alla corte di far visitare l'imputato da alcuni medici per
"verificare" che la versione sia esatta. Nel frattempo il presunto
stupratore resta in carcere.
DISTRUGGONO L'AUTO DELLA RIVALE,13ENNI PREMIATI COL SESSO
fidanzato. Così Davina Travi, una 42enne madre di cinque figli della
contea inglese di Dorset, ha ben pensato di premiare due ragazzini di 13
e 14 anni con il sesso. L'accordo era chiaro: "Voi le distruggete la
Peugeot 306, io faccio sesso con voi a casa mia, servizio completo".
Questa la ricostruzione della corte, che ha disposto l'arresto della donna.
Del resto pare che alla signorina Davina non dispiacesse affatto
premiare i ragazzi, visto che sono seguite altre visite, dove oltre alle
coccole dispensava loro alcol e sigarette. Il tutto condito da ben 548
tra sms e chiamate altamente hot nel giro di una settimana, facilmente
rintracciabili dalla polizia.
Trova la casa dell'anziana madre invasa dagli amici ubriachi della badante
scoperta. Qualcuno ha abusato della fiducia della famiglia per
trasformare la casa di un'anziana signora in un ritrovo di sbandati. Una
sconcertante storia di degrado e microcriminalità emerge nel quartiere
Santa Rita dal racconto di Nadia Novello, figlia di Adriana Magnolato,
90 anni, residente in via Vergerio 23.
«Venerdì scorso alle 20.45 ho ricevuto la telefonata di un amico che si
trovava vicino a casa di mia madre - racconta ancora agitata Nadia
Novello - mi ha riferito che tre individui sospetti stavano andando a
trovare la badante di mia madre». La figlia, intuendo che qualcosa non
andava, da via Facciolati dove abita, si è recata prontamente a casa
della madre.
«Ho trovato mia madre a letto sedata, due uomini in cucina ubriachi
fradici e una donna, sempre moldava, in bagno seminuda. Ho urlato, ho
detto loro di andare via subito e questi sono scappati». È rimasta in
casa solo la badante, tale Liuba, 54 anni, che lavorava da Adriana
Magnolato da appena un mese e mezzo. «Le ho chiesto cosa stesse
accadendo e lei non è stata in grado di rispondermi. Allora ho chiamato
il 113 e prontamente una Volante è venuta a casa di mia madre. Hanno
interrogato Liuba, poi le ho detto di prendere tutta la sua roba e di
andarsene».
La badante aveva un corrispettivo di 844 euro al mese, più vitto e,
alloggio. Nadia Novello è sconcertata: «Mia madre, già malata, poteva
morire per la dose eccessiva di sonniferi che le hanno somministrato e
per lo spavento che ha dovuto patire venerdì sera. Già da giorni mi
diceva che non le piaceva la badante attuale, dovevo crederle subito».
Le indagini sono ora rivolte ad identificare i tre soggetti moldavi che
hanno gozzovigliato a casa dell'anziana signora. Secondo le prime
indiscrezioni, si muoverebbero nei paraggi. Sarebbero stati visti più
volte in zona in atteggiamenti poco edificanti. Nadia Novello: «Facevo
tutti i giorni la spesa, questa badante mi chiedeva sempre alimenti e
articoli per la casa in eccesso. Ora capisco dove finiva ciò che
compravo. Sono disgustata. E la cosa che più mi ha fatto male - ha
concluso - è vedere il degrado che questa gentaglia ha creato in poco
tempo nell'appartamento dove vive mia madre».
13 febbraio 2012
PRESTAZIONI IN CAMBIO DEL POSTO FISSO
colloquio124.jpg
TREVISO - Le offre 1.300 euro al mese e un posto fisso, le chiede che
studi ha fatto ma, poi, passa a domande piccanti, le chiede la misura di
reggiseno, come le piace fare sesso e di andare a letto con lui.
E' la storia di una 29enne alla ricerca di un posto di lavoro e
dell'ennesimo colloquio finito con una richiesta di andare a letto con
il manager in cambio di un posto fisso.
La denuncia pubblica di quanto accaduto la racconta la stessa giovane
sulle pagine del Gazzettino. Racconta di quel colloquio in cui aveva
riposto ogni speranza, un colloquio finito con una richiesta esplicita
di sesso. Una proposta a cui la ragazza ha detto di no. "Piuttosto che
cedere a queste richieste preferisco rimanere disoccupata" afferma.
11 febbraio 2012
Vendeva Ferrari, Audi e Maserati, ma tutte in nero: evasione fiscale milionaria
anni. Veri e propri bolidi da collezione: Ferrari, Bmv, Audi, Volvo e
anche Maserati. Ma la società era sconosciuta al Fisco: il titolare,
F.C. di 40 anni, risiede al Lido di Venezia e la sede della società era
nella sua abitazione privata, nella zona di San Nicolò.
Da qui partivano ordinativi per tutto il nord Italia, in particolare
nella zona del Trevigiano, prontamente soddisfatti. È quanto ha portato
alla ribalta la Brigata del Lido della Guardia di Finanza, comandata dal
luogotenente Luigi D'Aco. Nel triennio, dal 2006 al 2008, questa società
aveva fatto affari d'oro: oltre 6,1 milioni di euro di ricavi, suddivisi
in tre annualità, da cui è poi scaturita un'Iva dovuta, ma non versata,
per oltre due milioni di euro.
Nel primo anno erano stati dichiarati ricavi inferiori a quelli
effettivamente incassati, nei successivi due, la dichiarazione dei
redditi era stata completamente omessa. Tutto è stato scoperto
attraverso accertamenti bancari. I primi sospetti delle Fiamme gialle
erano scattati perchè la società risultava non più attiva ma sempre
formalmente esistente, con sede del titolare al Lido di Venezia.
F.C. non operava da solo, ma con il sostegno di altri due collaboratori,
attivi nella zona della Marca. Tutti e tre, pur con responsabilità e
ruoli diversi, sono stati denunciati, secondo le norme di polizia
tributaria, per dichiarazione dei redditi inferiore e poi completamente
omessa. Rischiano una pena fino ad un massimo di 5 anni di reclusione.
Dal punto di vista della sanzione economica è in arrivo una stangata da
4 a 8 milioni di euro.
07 febbraio 2012
La polizia lo chiama dopo una retata,e scopre che la moglie è una prostituta
diventata prostituta per necessità. Una situazione insostenibile per un
artigiano edile disoccupato, di Castelfranco (Treviso), che oggi ha
lanciato un appello ai microfoni di una tv regionale chiedendo un lavoro
per poter "salvare" la consorte.
«Aiutatemi a trovare un lavoro per togliere mia moglie dalla strada» ha
detto l'uomo, 44 anni, all'emittente Antenna Tre Nordest. Da un anno per
sbarcare il lunario la donna si prostituisce tra la strada Castellana e
il Vicentino. A lui aveva detto che aveva trovato un impiego, ma l'amara
verità il marito l'ha scoperta quando è stato chiamato una sera dalla
questura di Vicenza.
In una retata antilucciole avevano trovato anche sua moglie. «Non
trovavo lavoro - ha proseguito il racconto il 44enne - e lei mi ha
salvato durante un tentativo di suicidio. Pochi giorni dopo mi ha detto
di essere stata assunta come badante per dei turni notturni. Invece ho
scoperto che si prostituiva perché era finita in una retata delle forze
dell' ordine».
Eppure, ammette l'uomo, senza i soldi che la moglie mette insieme
vendendosi in strada la famiglia non avrebbe altro. «Sono disposto a
fare qualsiasi lavoro - ha concluso l'artigiano - ma finora le ditte a
cui mi sono rivolto mi hanno respinto, dicendo che a 44 anni sono troppo
vecchio, nonostante abbia un'esperienza di trent'anni nell'edilizia».
05 febbraio 2012
La Cina vieta l'imene artificiale Le promesse spose nel panico
rosso al momento del rapporto simulando la verginità Le relazioni
matrimoniali non sono ben viste e allora tra le giovani cinesi sta
spopolando l'imene artificiale. Si tratta di una membrana gelatinosa che
rilascia del liquido rosso al momento del rapporto: in questo modo le
ragazze possono fingere la rottura dell'imene vero e 'garantendo' la
verginità della donna che pare l'uomo cinese pretenda ancora.
L'imene artificiale fino a qualche giorno fa si poteva acquistare
direttamente on line. Ma le autorità di Pechino lo hanno ritirato dal
mercato dopo che un team di esperti lo ha dichiarato pericoloso per il
fatto di contenere sostanze che possono causare serie infezioni. Sulla
confezione, c'è scritto che il prodotto non solo "ripristina il
divertimento nel matrimonio delle donne" ma anche che "previene
infezioni batteriche, elimina gli odori, promuove il metabolismo delle
donne, migliora la vita sessuale e migliora la qualità della vita
coniugale". La notizia del ritiro dal commercio dell'imene artificiciale
ha scatenato i commenti di protesta di molte ragazze che su internet
chiedono se si riesce a trovare il prodotto al mercato nero, bypassando
i divieti della vendita online. Fino ad ora veniva venduto sul portale
commerciale più famoso di Cina, Taobao, a 37 yuan, circa 4 euro, più
spese di spedizione.
04 febbraio 2012
Per 15 anni ha incassato la pensione,della mamma morta: 1.100 euro al mese
pensione della mamma, 1.100 euro al mese. Peccato che la donna fosse
morta da ben 15 anni. L'uomo ora dovrà rispondere di truffa aggravata e
continuata.
Il fatto è avvenuto a Bolzano. L'uomo si presentava con una carta
d'identità della madre, risultata poi scaduta, dicendo che l'anziana non
poteva presentarsi perché ricoverata in una casa di riposo in Austria.
Un controllo ha permesso di verificare che, in realtà, la donna era
morta già nel 1997.
30 gennaio 2012
Lo adesca in rete, si fa fare la spesa e poi lo molla in strada
ammiccamenti, galanterie, doppi sensi. Lui non pensava che alla fine la
sua fiamma l'avrebbe raggirato lasciandolo come un palo per due ore in
mezzo alla strada.
Lui è un 28enne di Tessera. Lei una ragazza trevigiana (almeno così ha
riferito). I due, dopo tante chat, avevano deciso di darsi appuntamento
per un pomeriggio insieme, con cena. Quando si sono trovati l'uno
davanti all'altra però la ragazza ha chiesto scusa, dicendo di dover
assolutamente fare la spesa. Lui, galante, l'ha accompagnata, e si è
reso disponibile a pagare il conto quando la donna, con aria
imbarazzata, davanti alla casa ha ammesso di non avere il portafogli.
«Grazie mille – ha detto davanti al bel gesto di lui –tanto appena esco
te li ridò al primo bancomat».
Una volta fuori dal market, la ragazza ha insistito per andare a
depositare la merce a casa «qui vicino» invitando il veneziano a non
seguirla, ma attenderla cinque minuti al vicino distributore, «che poi
andiamo via insieme».
Due ore dopo, quando ha capito che forse non sarebbe mai arrivata, ha
deciso di chiamare il 113 e raccontare l'accaduto. al cellulare della
sua fiamma però rispondeva un uomo.
24 gennaio 2012
Secondino ruba la fidanzata al detenuto
il ruolo dei due rivali in amore: detenuto il primo, carceriere il
secondo. L'inedito ménage è venuto alla luce l'altra mattina in aula,
nel corso di un processo che ha riservato più di un colpo di scena.
Si tratta dell'udienza a carico di due ex «inquilini» di Santa Bona:
l'assistente di polizia penitenziaria Roberto Gallinaro,
trentaquattrenne di Giavera difeso dallo studio Murgia e il detenuto
napoletano Raffaelle De Pasquale, 39 anni, assistito dall'avvocato Marco
Vocaturo. Ad accumunarli, fino all'altra mattina, sembrava esserci solo
il procedimento giudiziario per corruzione in corso davanti al tribunale
di Treviso: il secondino, stando alle accuse, avrebbe prestato il suo
cellulare al carcerato per consentirgli di telefonare alla fidanzata a
casa; De Pasquale lo avrebbe ricambiato regalandogli orologi.
A unire i due, però, c'è anche qualcos'altro. Meglio, qualcun altro: la
stessa donna. O, perlomeno, è quello che lei ha dichiarato in aula
lasciando di stucco il compagno ufficiale, il detenuto, e piuttosto
sorpreso il giudice il quale ha voluto sincerarsi di aver afferrato bene
il concetto e per questo ha chiesto alla signora: «Ma lei stava con
tutti e due?».
A svelare il triangolo amoroso sono stati i tabulati telefonici disposti
dalla Procura sul telefonino del secondino. Il numero in assoluto più
digitato è risultato essere quello della signora in questione, una
piacente padovana legata sentimentalmente da anni a De Pasquale. Gli
investigatori hanno contato circa 500 tra chiamate e messaggi a l numero
di lei nel giro di quattro mesi, che significa più di quattro contatti
al giorno. Cifre da capogiro, l'esempio di un grande amore che sfida i
divieti carcerari (proibitissime le chiamate all'esterno) e che resiste
anche dietro le sbarre. Ricostruita così sarebbe stata un bell'esempio
di storia romantica.
Ma che si trattasse di qualcos'altro lo ha svelato la destinataria delle
telefonate, chiamata a testimoniare l'altra mattina in aula: sì il mio
compagno mi ha chiamata - ha ammesso - ma lo avrà fatto quattro o cinque
volte nel giro di mesi. Inevitabile la domanda successiva: e le altre
495 volte? «Ah, quelle me le ha fatte l'assistente di polizia
penitenziaria». Gelo in aula.
La donna ha così raccontato che andando a colloquio con il compagno, ha
conosciuto il secondino. Ne è nata un'amicizia, sono cominciati gli
scambi via cellulare: sms e telefonate. A questo punto è arrivata la
domanda del giudice: scusi, ma lei stava con entrambi? La signora ha
abbozzato: «La relazione col mio compagno stava finendo... con la
guardia era solo un rapporto telefonico...». Quale che sia la verità,
non sta alla magistratura accertarla.
Compito della Procura, invece, sarà di far luce sull'altro colpo di
scena riservato dalla stessa udienza: un detenuto, teste del pm, ha
sostenuto che le accuse da lui inizialmente mosse contro il secondino
erano false e che era stato spinto a farle dall'allora comandante delle
guardie del carcere in cambio di un lavoro.
Il giudice ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura per
verificare l'accaduto.
Toglie i risparmi dalla banca, anziano derubato di 100.000 €
molto particolare. Un anziano, residente a Città Giardino a Treviso, ha
raccontato che nelle scorse settimane si era presentato allo sportello
della sua banca per chiudere il conto corrente. Le notizie sulla crisi
economica e sul possibile crollo del sistema bancario, lo avevano
indotto a portare tutti i suoi risparmi, 100.000 euro circa, a casa. Qui
aveva infatti deciso di dividere il suo tesoro in due diversi nascondigli.
Lunedì mattina si è però accorto che entrambi i luoghi erano vuoti. Si è
quindi presentato in questura per presentare denuncia. Agli agenti ha
detto che negli ultimi giorni nessuna persona sospetta era entrata in
casa e che nessuno era a conoscenza dei suoi nascondigli. Gli agenti
stanno ora provvedendo a ricostruire l'intera vicenda nella speranza di
risolvere l'intera vicenda.
Palpate in coda al cinema, donne furiose circondano 53enne che se la vede brutta
Cinecity di Silea, per acquistare un biglietto e assistere alla
proiezione di un film. Domenica pomeriggio, cinema pieno di gente.
Genitori con i figli, coppiette, ragazzi. Una calca perfetta per
nascondere le reali intenzioni di quel 53enne, nato a Modena ma
residente a Padova. Perchè lui, D.M., non era per nulla interessato alle
pellicole con i divi del momento. Approfittava della ressa per allungare
le mani e toccare il "lato B" delle donne in coda davanti a lui. Non una
o due volte. Ma più e più volte. Tanto è vero che cambiava fila,
fingendo indecisione, per non lasciarsi scappare nemmeno un posteriore.
Il "palpeggiatore seriale", sceglieva le sue vittime fra le giovani
carine e con indumenti attillati. Ma è stato alla fine smascherato. Ad
insospettirsi una brasiliana 35enne che domenica, alle 16.15, era in
coda con i due figlioletti. All'inizio pensava fossero i piccoli a
strusciarsi addosso. Poi, ha capito e ha fulminato l'uomo che,
prontamente, ha ritirato la mano nascondendola sotto il giaccone.
Peccato che, la donna, l'abbia rivisto in azione cinque minuti dopo, al
bar, con una trevigiana 49enne. A quel punto è scoppiata. Ha cominciato
a inveire nei confronti dell'uomo dalla mano morta e, a lei, si è unita
l'altra trevigiana e, poi, altre donne che avevano subìto lo stesso
trattamento.
Il chiasso ha richiamato immediatamente il personale della vigilianza e
il direttore del Cinecity. È stato quest'ultimo a telefonare alle
Volanti che, intervenute sul posto, hanno visto il 53enne all'angolo,
che era stato costretto a sedersi su un divanetto, circondato da donne
furibonde. Ad un controllo degli agenti della polizia l'uomo è risultato
già segnalato per fatti simili. A quel punto, però, nessuna delle donne
ha sporto querela e il "palpeggiatore" è stato invitato a lasciare il
cinema.
20 gennaio 2012
E’ donna l’ubriaca da record: causa incidente, alcol a 3,8
parlava al cellulare con -2gradi
Alcoltest da record due giorni da a Quinto di Treviso dove una donna è
stata scoperta con un tasso alcolico oltre 6 volte sopra il limite. Ad
accertare l'incredibile ubriachezza della donna, bidella in un istituto
professionale della provincia, sono stati gli esami disposti dalla
Polstrada dopo l'incidente.
Tutto è avvenuto poco prima delle 20 in via Padovani. La donna, alla
guida di una Renault, ha sbandato ed è andata ad urtare una Bmw che
arrivava in senso opposto. Complice la nebbia certo, ma quando gli
agenti sono arrivati sul posto per rilevare l'incidente ed hanno
scoperto la donna, in maglietta, che parlava tranquillamente al
cellulare semi sdraiata sul bordo della strada, hanno avuto un sospetto.
Chiamata l'ambulanza del Suem, hanno richiesto l'esame alcolemico.
Risultato? 3,81. Un record. Immediato il sequestro della macchina ai
fini della confisca, la distruzione della patente e la denuncia penale.
Rischia una multa milionaria oltre al carcere.
19 gennaio 2012
Brillo si schianta in Jaguar: multa-record da 46.500 €
3 anni Il sindaco Azzolini lo difende: «Pena spropositata, è un
benefattore della città»
La pena inflitta dal tribunale di Treviso ha fatto tremare le vene ai
polsi di un noto imprenditore moglianese, oggi residente nel Veneziano.
Con il decreto di condanna che risale ad alcune settimane fa, emesso dal
gip Silvio Maras, si raggiunge probabilmente una delle ammende più alte
mai registrate nella Marca per reati di questo tipo.
I fatti risalgono al maggio dell'anno scorso: il settantenne, alla guida
della sua coupè Jaguar, urta leggermente un veicolo fermo al semaforo.
I danni sono lievi ma sul posto vengono chiamati comunque i carabinieri
della stazione di Mogliano.
Il livello di tasso alcolemico nel sangue del conducente, rilevato
successivamente, risulta essere più di tre volte superiore a quello
consentito per legge, che è di 0,50 grammi per litro, 1,70 e oltre per
la precisione.
Scatta così oltre alla sanzione amministrativa anche la denuncia penale
e la trafila giudiziaria.
La serata passata per una cena in compagnia di amici, alzando un po' il
gomito e mettendosi certamente troppo presto alla guida della propria
vettura sportiva, è costata molto cara all'imprenditore.
Il verdetto del giudice arriva quattro mesi dopo la serata galeotta: i
180 giorni di arresto inflitti all'anziano vengono convertiti in un
ammenda di 45mila euro a cui si aggiunge la sanzione di 1500 euro e si
raggiunge così la cifra da capogiro.
La conversione della pena detentiva in pena pecuniaria avviene infatti
calcolando 250 euro al giorno.
Si tratta con tutta probabilità di una delle più severe mai inflitte
nell'intera provincia di Treviso. La pena è stata sospesa per effetto
della condizionale, ma rimane oltre alle sospensione di un anno della
patente, già decisa dalla prefettura, anche la revoca del documento di
guida per tre anni.
L'uomo avrà così la possibilità di riconseguire la propria patente solo
da maggio 2014.
«Non eri vergine al matrimonio»: 36enne condannato a 4 mesi di carcere per ingiurie
moglie. La donna ha presentato un certificato medico al giudice
TRENTO - Aveva accusato in pubblico la moglie di non essere arrivata
vergine al matrimonio, insultandola. Per questo un marocchino è stato
condannato dal Tribunale di Trento a quattro mesi di reclusione per
ingiurie. Il nordafricano, di 36 anni, è comparso davanti al giudice per
un episodio avvenuto nel maggio 2010 in un locale di Trento che vende kebab.
Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe minacciato di picchiare la moglie,
anch'essa marocchina, impedendole di uscire dal locale, e avrebbe
urlato, in arabo, che la donna aveva avuto rapporti sessuali prima delle
nozze, contravvenendo ad un accordo prematrimoniale. Minacce
accompagnate da accuse di essere una prostituta.
Secondo quanto denunciato dalla donna, che ha difeso la propria
illibatezza presentando al giudice un certificato medico, questo sarebbe
stato solo uno di tanti episodi violenti e intimidatori di cui sarebbe
stata vittima. Per questo sul marito pesano altri procedimenti penali
per maltrattamenti e violenza sessuale.
18 gennaio 2012
INCIDENTE IN BICI, 2 MESI DOPO RITIRO PATENTE E DENUNCIA: AVEVA FUMATO
gli ha tagliato la strada facendolo finire a terra.
Era il 15 novembre scorso, l'incidente si era verificato a Villorba. Il
23enne trevigiano, che stava andando dritto per la sua strada e non era
stato ritenuto responsabile dell'incidente, era stato sottoposto a degli
esami di accertamento di routine dalla polizia stradale.
A distanza di due mesi è arrivato il responso: al momento dell'incidente
era sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, in particolare cannabinoidi.
In pratica si era fumato uno spinello, ma non credeva che potesse
costargli così caro: la patente gli è stata ritirata ed è stato
denunciato per guida (la bici è un mezzo al pari di un'auto) sotto
l'effetto di stupefacenti.
Usa, preservativo obbligatorio per gli attori nei film porno
obbligatoriamente i preservativi. Lo prevede un ordinanza approvata
martedì dal comune della città californiana
che ora deve ottenere la firma del sindaco. Prima che la misura entri in
vigore il Comune ha ordinato a funzionari di polizia e procuratori della
città di studiare come potrebbe essere applicata. Lo riferisce la Fox news.
La decisione è stata adottata ieri, senza una discussione pubblica,
proprio nel giorno in cui la maggior parte dei big del porno americano,
che ha la sua capitale proprio a Los Angeles, erano a Las Vegas per
preparare l'inaugurazione dell'Adult Entertainment Expo, la più grande
fiera del mondo del cinem a luci rosse.
L'industria del porno ha condannato il nuovo obbligo, definendolo un
inutile esercizio di correttezza politica che non si potrà far
rispettare. «La sola cosa che la città potrebbe potenzialmente ottenere
è perdere i soldi dei permessi per girare i film e allontanare alcune
produzioni. Di sicuro non puoi obbligare una industria a creare un
prodotto che il mercato non vuole», ha detto a Fox Christian Mann,
numero uno di Evil Angel Productions, uno dei più grandi produttori di
film porno.
14 gennaio 2012
A SPASSO COL PASSAMONTAGNA, SCATTA L’ALLARME RAPINA
l'anziano aveva solo il raffreddore
passamontagna.jpg
QUINTO – Passeggiava tranquillamente sul marciapiedi e si faceva gli
affari suoi. Mai si sarebbe immaginato di ritrovarsi all'improvviso con
due pattuglie dei carabinieri che gli puntavano contro le pistole e
chiedevano di alzare le mani lentamente.
Aveva fatto l'errore di uscire di casa indossando un passamontagna, come
quelli che utilizzano i rapinatori, e passeggiare vicino al supermercato
"Boom", in via Noalese a Quinto di Treviso.
Protagonista della vicenda un uomo di 68 anni. Aveva il raffreddore ed
aveva pensato di ripararsi dal freddo pungente di questi giorni
indossando appunto il passamontagna. Dei passanti, però, vedendolo
passeggiare vicino al supermercato hanno pensato si potesse trattare di
un rapinatore ed hanno chiamato il 113.
Immediatamente è scattato il protocollo previsto nei casi di rapina: si
sono mosse le due pattuglie a sirene spiegate, che in pochi minuti sono
arrivati sul posto. Individuato l'uomo sospetto hanno fermato le
macchine, i carabinieri si sono appostati riparandosi con le portiere
delle auto.
A quel punto hanno richiesto all'anziano di togliersi lentamente il
passamontagna. Lui ha obbedito. Quando hanno visto chi era, un uomo
conosciuto in paese ed una persona per bene, hanno capito che si
trattava di un malinteso. Hanno richiesto perché portasse il
passamontagna: «Ho il raffreddore ed ho freddo…», ha risposto.
Gli hanno chiesto di vuotare le tasche. Dentro non c'era una pistola, ma
solo dei fazzolettini di carta, alcuni dei quali già usati. I
carabinieri ne hanno preso atto ed hanno invitato l'uomo a non girare
col passamontagna nei pressi di esercizi commerciali.