12 gennaio 2013

Famiglia sotto inchiesta per furto di rosmarino

Un'intera famiglia di Valdobbiadene, padre, madre e figlio, è finita
sotto inchiesta per il furto di una piantina di rosmarino e di un vaso
d'insalata. Ed ora ipoteticamente rischia, nel caso si arrivi a
processo, una condanna fino a due anni di reclusione. Se, come pare,
saranno riconosciute le attenuanti del fatto di lieve entità e del
risarcimento del danno, la condanna ipotetica dovrebbe scendere a
quattro mesi.
Il fatto, piuttosto curioso, risale al 30 maggio del 2010 quando la
famiglia trevigiana (assistita dall'avvocato Tullio Tandura) arrivò in
provincia di Belluno per fare una camminata in una località sopra Mel.
Arrivati nei pressi di una casera, i trevigiani videro, appoggiati sotto
una finestra, un vaso di insalata ed una piantina di rosmarino. Senza
preoccuparsi tanto se servissero a qualcuno, si presero la piantina di
rosmarino e l'insalata e scesero verso valle. Durante il camino, però,
la sorte volle che s'imbattessero nella proprietaria della casera. La
donna, risconosciuta la piantina di rosmarino, iniziò a chiedere dove
l'avessero presa. Alla fine della discussione, la donna riuscì a farsi
restituire sia il rosmarino che il vaso d'insalata.
Capitolo chiuso? Neanche per sogno. La donna, infatti, denunciò ai
carabinieri l'episodio e la famiglia di Valdobbiadene, il padre (classe
1935), la madre (classe 1938) ed il figlio (classe 1979), furono
individuati grazie alla targa dell'automobile.
La denuncia ha avuto uno strascico giudiziario. I tre trevigiani,
infatti, nonostante abbiano anche risarcito con 50 euro a testa il furto
della piantina di rosmarino e del vaso d'insalata, risultano a tutti gli
effetti indagati per furto aggravato ed ora, in caso si arrivi a
processo, rischiano ipoteticamente di essere condannati. Con ovviamente
tutte le attenuanti del caso: dal furto di lieve entità al risarcimento
del danno.
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