4 gennaio 2013

Dottoressa usava falso pass per disabili: «Sono anni che ce l'ho, che c'è di male?»


«Sono anni che uso questo contrassegno per le persone disabili, nessuno s'è mai accorto che fosse contraffatto. In fondo, non vedo cosa ci sia di male». È sconcertante l'assoluta mancanza di senso civico che ha dimostrato una automobilista, oltretutto dirigente di un’Usl trevigiana, quando la polizia locale di San Vito di Cadore le ha contestato l'utilizzo improprio di questo documento.

Ma a stupire gli agenti non è stata solo la falsificazione, già di per sé grave, quanto l’uso ormai abitudinario che veniva fatto del contrassegno e il candore con cui la donna ha difeso quell’utilizzo palesemente illegale.

«È un reato penale, quando c'è la contraffazione» -spiega il comandante dei vigili di San Vito, l'ispettore Lorenzo Fenzi. Ecco che per la donna, così come per un professionista e un commercialista, è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Belluno, oltre al sequestro del contrassegno e alla relativa sanzione prevista dal Codice della strada. Rischiano tutti la condanna fino a tre anni di reclusione. Altre due donne utilizzavano invece contrassegni veri, regolarmente rilasciati, ma intestati a persone decedute da anni: con questo stratagemma lasciavano l'auto sul marciapiede, o nei posti riservati ai taxi. Il solito espediente, per trovare posto più facilmente, oppure per evitare di pagare la sosta.

«L'aspetto singolare è che, in soli 5 giorni, ne abbiamo trovati ben quattro - aggiunge Fenzi - ed è davvero eccezionale. Neanche a Cortina capita. Noi durante la stagione controlliamo con grande attenzione i contrassegni sulle auto dei vacanzieri. Ci preoccupa la sempre più l’accurata contraffazione delle autorizzazioni: è sempre più complicato riconoscere quelle false da quelle originali».

Nel caso della dirigente dell’Usl e del commercialista, uno dei due contrassegni era una fotocopia a colori, poi plastificata, mentre per l'altro non ci si era limitati alla riproduzione con lo scanner e la stampante, ma si era arrivati perfino all'inserimento dell'ologramma, quel bollo prismatico che riflette la luce. L'unica differenza, rispetto a un lasciapassare vero, era la mancanza del timbro a secco. «In quanto ai pass veri, ma intestati ad altre persone, spesso vengono esposti nascondendo la parte bassa, in modo che non si veda la data di scadenza. Ma noi andiamo a verificare anche quello» conclude il comandante.
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